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Wade: «Il mio play preferito? Travis»

di Roberto Sanna
Wade: «Il mio play preferito? Travis»

La stella dei Chicago Bulls “incorona” il suo ex compagno di college a Marquette

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SASSARI. «La miglior point guard con cui ho giocato? Sicuramente Travis Diener». Una frase pronunciata non da uno qualsiasi ma addirittura da Dwyane Wade, sicuramente uno dei più grandi giocatori degli ultimi quindici anni che si avvia a concludere quest’anno a Chicago una carriera strepitosa.

Wade, soprannominato “Flash” al suo arrivo nell’Nba, è stato compagno di squadra di TD12 al college e insieme a lui ha trascinato i Golden Eagles di Marquette fino alla Final Four. E se Travis non è poi riuscito ad avere, anche per colpa degli infortuni, la carriera che sperava nell’Nba, Wade ha fatto sfracelli: in 13 stagioni, tutte a Miami, ha vinto tre anelli, eletto Mvp delle finali nel 2006 e giocando 12 All Star Game, segnando oltre 20mila punti in carriera, più la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino 2008. Le sue parole hannoscatenato un dibattito su Twitter nel quale in tanti hanno detto la loro e proposto nomi di grande valore (e questo per Travis Diener è solo un complimento). Il giornalista di basket Tim Reynolds infatti ha replicato «Sbagli, il più grande è stato LeBron James», con Wade e altri tifosi che hanno però obiettato come LeBron James non sia una point guard vera e anzi sia un giocatore difficile da etichettare in un unico ruolo. Qualcuno ha parlato di Jason Williams, soprannominato “White Chocolate” e che per qualche verso può essere anche accostato a Travis Diener («quand’era al meglio ti avrebbe fatto arrivare la palla da un altro palazzetto»), altri Gary Paiton (che però, come Williams, è arrivato a Miami a fine carriera), altri Mario Chalmers, il play degli Heat con i tre tenori (Wade, James e Bosh).

Giocatori di grandissimo nome, ma il fatto che una superstar come Dwyane Wade accosti a loro uno come Travis, che nell’Nba ha giocato appena cinque stagioni, fa capire quale sia stato il valore cestistico e il carisma emanato da un giocatore che per tutti i tifosi sassaresi resta il numero uno indiscusso. E rafforza l’idea che vederlo a Sassari per quattro anni sia stato un onore e un grande privilegio.

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