Brian Sacchetti Mvp «Era importante cominciare bene»
Dai punti segnati (16) a quelli di sutura al mento «Abbiamo tutti voglia di sbucciarci le ginocchia»
SASSARI. Due punti sono meglio di tre: tanti sono quelli cucitigli sul mento nell’intervallo dopo un brutto scontro di gioco. Ma Brian Sacchetti ci scherza sopra («Coi punti è sempre meglio abbondare») e si vede lontano un miglio che questa Dinamo lo coinvolge da matti. E’ lui l’Mvp del match, e poco ci è mancato che fosse anche il miglior realizzatore, superato nel finale dall’ispirato Johnson-Odom.
«Era importante partire bene, soprattuttto dal punto di vista del risultato, anche se onestamente alcune cose buone si sono alternate ad altre meno buone – dice Sacchetti – . Ma quando loro hanno cercato di recuperare siamo stati lucidi, abbiamo trovato canestri muovendo la palla. Siamo solo all’inizio, dobbiamo ancora lavorare tanto ci impegniamo tutti i giorni della settimana, ma se continuiamo così i risultati si vedranno. Abbiamo creato un gruppo molto affiatato e le cose vengono più semplici. I volti nuovi comunque vengono da esperienze importanti, c’è un bel mix di esperienza e atletismo, ci si sbatte tanto in difesa perché tutti sanno che in attacco a turno possiamo essere protagonisti, nel corso di una stagione lunga. Ci sarà anche la coppa di mezzo, che sarà molto probante, ma possiamo toglierci delle soddisfazioni».
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Sorriso, che non gli è mai mancato nemmeno nei momenti bui, il lavoro fatto in preseason è scolpito sul suo fisico supertatuato, mai così asciutto. E nella sua prestazione, con giocate e triple sottolineate da esultanze che rendono bene lo spirito di questa Dinamo: «Sì, mi sento bene, sia fisicamente che mentalmente, entrambe le cose sono basilari e se manca una si fa poca strada. I compagni sono grandiosi, se non ci fosse il corredo della squadra non si otterrebbero prestazioni personali buone. È grazie a loro che mi sento così in fiducia» afferma Brian.
Quella di quest’anno sembra una squadra che non molla, che cerca sempre di ragionare e soprattutto c’è una grinta che sembrava dimenticata: «Non conta tanto il talento in attacco ma la voglia di difendere, mettere il sedere sul parquet. Vogliamo tutti sbucciarci le ginocchia. A volte anche il mento...»
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