Un po’ di autocritica e zero proteste, la scelta di Mignani
Il mister non piange per il gol annullato e ammette gli errori è un modo per evitare le critiche e non cullarsi sugli alibi
OLBIA. La terza sconfitta dell’Olbia lontana dal Nespoli lascia anche qualche segnale consolante. La squadra ha praticato il suo solito calcio, specie a centrocampo: bei fraseggi, azioni di prima. Lo hanno riconosciuto tutti gli osservatori, anche quelli del Piacenza. In più, l’Olbia, oltre al gol di Cossu allo scadere che ha limitato il passivo, è andata vicinissima alla rete (palo di Capello) e ne ha pure segnato una annullata per fuorigioco (con Kouko, che avrebbe così potuto siglare la sua prima marcatura); in tutt’e due le occasioni, gli assist sono arrivati da Cossu; in tutt’e due le circostanze, l’Olbia era sotto di un gol e quindi avrebbe potuto pareggiare. I “se” servono a poco, nel calcio: ma questo è accaduto e, per dovere di cronaca, va messo in evidenza.
Semmai, una considerazione e un’analisi fatte dall’allenatore dei bianchi, Mignani, aiutano a definire l’anima dell’Olbia, risultati a parte. E la raffigurazione che ne viene fuori presenta più elementi positivi che negativi.
Prendiamo il gol annullato a Kouko per fuorigioco: secondo i presenti al Garelli, anche di sponda emiliana, il fuorigioco non c’era. Le immagini televise, per la verità, lasciano qualche dubbio: se Kouko era più avanti dell’ultimo difensore del Piacenza, lo era di pochissimo. Mignani avrebbe potuto lamentarsi, come per esempio fa Sarri, l’allenatore del Napoli ultimo interprete della specialità. O cercare giustificazioni. Invece ha detto parole nette: «Mi fido del guardalinee». Che è un modo per chiudere subito la porta a eventuali proteste, per scacciare immediatamente la tentazione di autoassolversi, per evitare sul nascere di aprire contenziosi con la Lega, maivantaggiosi, soprattutto se ad avanzarli è una matricola.
Ma Mignani ha fatto di più: si è addossato delle colpe p. Quando l’Olbia era sotto di due gol, l’allenatore ha ammesso di aver sbagliato a fare certi cambi (dentro Senesi, Tetteh e Auriemma per Piredda, Muroni e Kouko, ovvero due centrocampisti di contenimento che prendono il posto di due offensivi e una punta per un’altra) e, più ancora, di avere cambiato modulo. «Con lo schieramento successivo al 2-0, con due centrocampisti, non ho consentito ad alcuni elementi di esprimersi al meglio». Non sempre gli allenatori lo fanno e questo, all’Olbia, può fare bene dentro. Per ora, fa bene all’esterno, come immagine.(g,pi.)
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