Il ricambio generazionale ora si vede
Da Romagnoli a Bernardeschi, come cambia l’ossatura della nazionale
ROMA. C’è tanta gioventù nell’Italia che Giampiero Ventura sta disegnando e nei piani del ct ce ne saranno ancora altri. Il ricambio generazionale è uno degli obiettivi del commissario tecnico che fedele alla sua filosofia di calcio domenica sera a Skopje, contro la Macedonia, ha schierato ben cinque under 25 dal primo minuto: Alessio Romagnoli (classe 1995), Marco Verratti (1992), Federico Bernardeschi (1994), Andrea Belotti (1993), Mattia De Sciglio (1992); più Ciro Immobile, che è invece nato nel 1990.
Una classe di ferro quella dei nati negli anni Novanta pronti a prendersi l’azzurro in pianta stabile anche con l’aiuto dei «senatori», Gianluigi Buffon in testa, diviso a metà tra il ruolo di «chioccia» e quello di estremo difensore: «Buffon vuole arrivare ai Mondiali – sottolineava nel post partita di Skopje Ventura –. È al 50 per cento portiere e al 50 per cento personalità quello che rappresenta. Il passaggio deve essere graduale».
La presenza dei senior, dunque, resta fondamentale per la crescita dei giovani. Ma la differenza la fa la cultura del lavoro. «I giovani devono lavorare per diventare loro dei punti di riferimento. Non esiste al mondo cambio generazionale senza lavoro. Bisogna dare tempo a questi ragazzi di diventare quello che sono gli altri».
La vittoria di domenica notte, al netto degli errori e delle amnesie, porta la firma della coppia Belotti-Immobile, 48 anni in due. Se Verratti, definito un «capitale» del calcio italiano, alterna prestazioni di personalità a qualche svarione di troppo, in prospettiva grandi speranze vengono riposte in Bernardeschi che ieri sera sottolineava «l’orgoglio e il carattere» della squadra azzurra pronta a migliorarsi e crescere «grazie all’esperienza dei senatori. Loro ci hanno guidato ed è a loro che i giovani devono aggrapparsi».
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