A canestro per scappare dalla guerra
Abdoul Karim Sanogo ora può sorridere: «Qui ho trovato tanti amici, mi sento a casa e voglio portare la squadra in serie B»
CALASETTA. Sabato con 18 punti ha trascinato il Calasetta al successo sul Sinnai nel big match della C di basket. Si chiama Abdoul Karim Sanogo, e la sua storia è molto diversa da quella dei tanti ragazzi che inseguono una palla a spicchi sui campi dell'Isola. Grazie al basket, infatti, Abdoul ha trovato la forza per lasciarsi alle spalle la sanguinosa guerra civile che ha dilaniato il suo Paese, la Costa d'Avorio. «Giocare a basket era il mio destino - dice -. Ci credo e mi alleno duramente ogni giorno».
Nato a Douèkouè, 500 kilometri a ovest di Abidjan, nel 1995, Sanogo ha potuto vivere spensieratamente solo i primi anni della sua infanzia. Già nel 2002, infatti, un golpe fallito divide la nazione in due. Inizia un terribile conflitto. Nonostante tutto, il piccolo Abdoul riesce a innamorarsi della pallacanestro. Galeotto un campetto a pochi passi da casa: è lì che manda a segno i suoi primi canestri. In poco tempo diventa la star della squadra locale e cresce, fino ad attirare le attenzioni delle nazionali giovanili. Il futuro sembra promettere bene, ma all'indomani delle contestate elezioni del 2010, la situazione politica precipita definitivamente rendendo il Paese invivibile. «Bruciarono diverse case - ricorda Sanogo - tra cui quella in cui abitavo con la mia famiglia. Non potevo più restare lì».
Ed ecco che il basket offre la chance per una vita migliore: «Facevo parte della nazionale Under 19 - ricorda - nel 2013 vincemmo la Coppa d'Africa, ottenendo anche la qualificazione per il Mondiale di Praga. Un'occasione irrinunciabile per fuggire dalle sofferenze della guerra. E infatti, una volta in Repubblica Ceca, decisi di non tornare più indietro».
Abdoul trova inizialmente rifugio in Francia. Poi si trasferisce in Italia, a Roma. Inizia un nuovo capitolo della sua vita, in cui il filo conduttore, però, è sempre la pallacanestro: «Il destino ha voluto che a pochi passi dal centro d'accoglienza in cui ero ospite ci fosse un campetto dell'Eurobasket Roma. Un giorno, spinto dalla noia, andai a fare due tiri. Alcuni dirigenti mi notarono e mi fecero fare un provino. Ero nella squadra". Il sogno di Sanogo inizia a prendere forma: prima il prestito alla Virtus Roma, poi l'esordio tra i senior alla Lazio, oltre 12 punti di media. Quindi la chiamata dalla Sardegna: «Non ho esitato un attimo ad accettare la proposta del Calasetta - ammette - qui ho trovato delle persone meravigliose che mi hanno fatto sentire a casa fin dal primo momento. Inoltre la società è ambiziosa e vuole lottare per la Serie B».
Il tema dei rifugiati tiene banco in Italia, dove resistono sacche di intolleranza. "Ma io ho trovato solo amici - dice - non sono mai stato vittima di razzismo. A Roma ho fatto da mediatore culturale in un'associazione che si occupava di soccorrere i rifugiati. Se capitasse l'occasione, mi piacerebbe fare lo stesso anche in Sardegna". A casa, intanto, le cose sono migliorate. I genitori di Abdoul vivono ancora in Costa d'Avorio, dove la guerra si è placata. Un motivo in più per concentrarsi sull'unico, grande obiettivo: "Diventare un giocatore professionista. E' questo che voglio dalla vita".
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