Limbardi contro Perra, duello all’ultimo voto
Lo sfidante: «Serve democrazia». Il numero uno da 14 anni: «Priorità al problema degli impianti»
SASSARI. Dal 2002 siede sulla poltrona di numero uno della Federbasket sarda. Ha allenato squadre in mezza Sardegna, poi Bruno Perra ha fatto il salto dal campo alla scrivania.
Non si è ancora stancato?
«Sono altre le cose che stancano. Lo sport è gioia di vivere e fa rimanere giovani. No, non mi sono stancato. Sono entrato nel 2002 in maniera molto casuale e inaspettata, ho ancora voglia di fare».
In 14 anni ne sono successe di cose.
«Quando ho cominciato la Dinamo era in serie B, adesso ha vinto lo scudetto».
Nel frattempo sono calati i tesserati.
«No, assolutamente. Ci sono i numeri ufficiali e non si può bluffare. Il vero problema dell’isola è che mancano gli impianti, se ne avessimo di più andrebbe tutto molto meglio. Il basket entusiasma tutta la Sardegna ma alla domanda non corrisponde l’offerta, in termini di strutture».
Il settore femminile è in forte crisi.
«Non è vero, a queste voci rispondo sempre con i dati e i dati parlano di quattro società in A2. Poche altre regioni le hanno. E come praticanti in generale siamo la quinta regione in Italia. Come praticanti, e non in proporzione agli abitanti, badate bene. Siamo dietro Lombardia, Veneto ed Emilia e ce la giochiamo con la Toscana. Siamo davanti al Lazio».
Ma la A1 femminile è sparita, prima con Alghero poi col Cus Cagliari.
«Vero, in A1 le società hanno fatto fatica. Se poi mi si dice che dovremmo far crescere più giocatrici di buon livello, sono d’accordo».
Le categorie minori perdono colpi.
«Non mi risulta. In serie D abbiamo 16 squadre. Le tasse gare si decidono a Roma e noi siamo tra le Regioni dove costano di meno. Siamo riusciti a far calare il Nas sui giocatori da 600 a 300 euro. Io sono contrario ai Nas, anche se riconosco che il lavoro delle società giovanili vada riconosciuto. Serve equilibrio».
Dietro la Dinamo c’è ben poca Sardegna, a livello nazionale. Manca il confronto.
«E’ dipeso dalla riforma dei campionati, per abbassare i costi. Il Su Tentu però è un esempio positivo. Una bella società, sponsor ed ecco che i confini si varcano. Poi, il problema è che la Sardegna è la Sardegna, abbiamo grandi difficoltà a livello economico. Qui rispetto ad altre realtà si fanno miracoli»
Il suo avversario ha presentato ricorso sostenendo che lei non è candidabile.
«Ma non ha pagato la tassa e non l’hanno neanche considerato. E comunque non è un problema perché io non sono stato commissariato. Ero appena arrivato e un commissario ad acta venne sollecitato dallo stesso comitato, e rimase per cinque mesi invece che per i sei previsti. Un commissario ad acta, non un commissario».
La sua squadra.
«Gente che la pallacanestro la vive da sempre. Rispetto al passato ho sostituito la sassarese Cristina Faedda con il sassarese Giampiero Sechi, restano invece Tore Serra, Sandro Muscas e il nuorese Luca Pala. Continueremo come sempre a lavorare tutti i giorni per migliorare pallacanestro, con il massimo impegno ».
Come andrà a finire?
«Io ci credo. Le società hanno dimostrato in questi anni grande consenso nei miei confronti. Ci sono i presupposti per una conferma, ho questa sensazione». (mac)
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