Olbia contro Alessandria, quel ricordo da cancellare
Nove anni fa le due squadre si giocarono ai playoff l’accesso alla ex serie C1 Passarono i grigi, ma al ritorno i bianchi sfiorarono l’impresa con Varriale
OLBIA. C’è quella partita lì da ricordare. Anzi, quelle partite. Olbia-Alessandria 1-0 e Alessandria-Olbia 1-0. Nove anni fa, serie C2. Quelle due sfide, ai playoff, valevano la promozione in serie C1. Passarono i grigi, per via del migliore piazzamento in campionato, frutto anche delle due vittorie contro i bianchi (0-3 al Nespoli, 2-0 in Piemonte). Mai, l’Olbia, era stata così vicina alla terza serie calcistica dopo gli anni Settanta. Ora che è lì, nella vera serie C, ha l’occasione per rifarsi.
Facile non lo è, per nulla. Perché questa Alessandria è, forse, anche più forte di quella Alessandria. Sta dominando il girone A, con 25 punti (8 vittorie, 1 pareggio, zero sconfitte), ben cinque in più della Cremonese, seconda. Una corazzata, letteralmente.
Solo che l’Olbia, fortissima in casa (4 partite con 3 vittorie e 1 pareggio), ha appunto dalla sua il fattore campo: il Nespoli è una specie di fortino, che i bianchi vogliono (e devono) assolutamente difendere.
E anche in questo caso, quella storia lì, la sfida playoff, incoraggia l’Olbia. In gara 1, giocata il 31 maggio al Nespoli, vinse. Solo 1-0, purtroppo. Con un gran gol di Giglio, uno che all’inizio di quel campionato non veniva neppure schierato titolare. La rete arrivò subito, nel migliore dei modi: cross dalla destra di Scalise, colpo di testa del centravanti, palla in fondo al sacco proprio sotto la tribuna degli ultrà bianchi. Un gol che fece illudere: l’Olbia - senza l’altro bomber, Vincenzo Palumbo, squalificato - non riuscì a realizzare il secondo centro, quello che avrebbe potuto dare un vantaggio decisivo al ritorno ad Alessandria, squadra allenata dall’ex Luciano Foschi.
Lì si giocò sette giorni dopo, in un’atmosfera caldissima, in tutti i sensi. L’Olbia subì il gol dell’1-0 al 52’: un tiro da fuori aerea di Briano, finito all’incrocio. Ma ebbe l’occasione per pareggiare (e per passare dunque il turno): era il 64’, punizi8one bassa di Soro per Varriale, gran tiro. Quella palla uscì di pochi, di pochissimo. Anni dopo, è ancora un grande rammarico. Era, quella, l’Olbia di Franco Rusconi presidente, di Salvatore Vullo allenatore. La rosa era formata da Righi (portiere), da Gilardi, Varriale, Fedeli, Scalise e Zeoli (capitano)in difesa; da Soro, D’Allocco, Masciantonio, Testa, Bussi, Cazzola a centrocampo; da Volpe, Giglio, Bordacconi, Simoncelli e Palumbo in attacco.
Fu un campionato atalenante, quello. L’Olbia partì con Puccica allenatore; poi lo esonerò per far posto alla coppia Majo-Sottana; infine, nelle ultime settimane, via Majo e dentro Vullo. L’accesso ai playoff, prima volta nella storia, arrivò proprio ad Alessandria, nell’ultima di campionato. Non era destino, allora. L’Olbia deve provare a riprenderselo, ora.
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