L’Olbia travolta dall’Alessandria
I bianchi durano un tempo: Cossu recupera lo svantaggio iniziale, poi i grigi sono irresistibili
OLBIA. Scena a fine partita, fuori dal Nespoli. Traffico in tilt, spettatori che vanno via. Un ragazzino, da una macchina, chiede: «Cosa ha fatto l’Olbia?«. Un altro, a piedi, gli risponde: «4-1». E l’altro: «Vinto?». «No, perso».
Beata ingenuità. Ma come si poteva pensare che l’Olbia potesse battere, seppure al Nespoli, la corazzata Alessandria? Come era minimamente possibile ipotizzare che potesse esserci partita fra una squadra, l’Olbia, con 11 punti, contro un’altra, l’Alessandria, prima da sola in testa con 25? E invece non chi non l’ha vista, la partita, ma proprio chi l’ha vista, può dire - senza passare per pazzo - che la sfida c’è stata, ed è stata più paritaria di quanto il secco, roboante, inappellabile 4-1 per i grigi possa far credere.
È vero: l’Olbia (ieri inspiegabilmente con la maglia nera anziché bianca) ha palesato tutte le sue debolezze. Poco cinica, per esempio già al 3’ del primo tempo: Capello non sfrutta a dovere un errore (uno dei pochissimi) della retroguardia piemontese. Poco sicura in porta: nonostante il cambio tra i pali, con Montaperto sostituito da Carboni, il primo gol dell’Alessandria ha la complicità, non totale ma decisiva, dell’estremo difensore gallurese. Distratta e anche pasticciona in difesa: i gol del 2-1 e del 3-1 hanno origine in alcune valutazioni errate (sui tempi e la posizione) della retroguardia. Inefficace in attacco: due tiri - uno di Geroni sull’1-1 e uno di Ragatzu sul 2-1 per i grigi - usciti di poco, e poco altro (gol fi Cossu a parte).
Tutto vero: i limiti dell’Olbia - una matricola, costruita all’ultimo momento per la serie C: meglio non scordarlo - sono questi e, in un modo (psicologia) o nell’altro (acquisti), andranno corretti. Ma per un intero tempo - più o meno dal 6’ della prima frazione al 10’ della ripresa - a fare il gioco è l’Olbia. L’Alessandria, se contenta per l’1-0 o perché messa alle corde dal pressing bianco, non sembra lo squadrone che è. Non che sparisca dal campo: anzi. È messa benissimo, con un 4-4-2 classico che copre tutti gli spazi, con i reparti vicinissimi, compatti. Ma il pallino del gioco (poco fruttuoso, magari) ce l’ha l’Olbia.
Sprecata l’occasione al 3’ con Capello (tiro fuori), incassato l’1-0 (tiro da fuori area di Branca, con le mani di Carboni che si piegano), rischiato il colpo del ko al 12’ (Ragaztzu sbaglia un retropassaggio, Gonzalez si invola e calcia alto), l’Olbia né di demoralizza né si scompone. Pressa, produce giocate. A guidarla è Andrea Cossu. Un gigante, un calciatore di un’altra dimensione, un’emozione continua. «Vale la pena venire al campo solo per vedere le sue giocate» dice una tifosa. L’Alessandria ha una apparato di prim’ordine, eppure Cossu ci passa in mezzo (immagine già vista) come fosse un grande che gioca contro dei bambini. Stop al volo, finte di corpo, cambi di passo: Cossu si porta dietro, e li salta regolarmente, due-tre avversari. Poi lancia, inventa, cerca di avere l’aiuto (non sempre all’altezza) dei compagni. Poi, al 40’, funziona tutto: tutto quello che l’Olbia vorrebbe sepre avere. Cossu prende palla a metà campo, disorienta tre avversari, lancia sulla sinistra Ragatzu. Il quale gioca bene la palla, alza la testa e lì, al centro dell’aerea, vede arrivare proprio Cossu: gran colpo del numero 7, gol del pareggio.
È il momento in cui l’Olbia sembra potercela fare. A tenere il pareggio, a osare anche di più. La ripresa si apre con l’Alesandria che passa al 4-3-3, e con l’Olbia vicinissima al gol: bel tiro di Geroni, fuori di poco (al 2’). Un’illusione. Otto minuti dopo, Gonzalez, approfittando di una difesa non impeccabile, gela la possibile primavera dell’Olbia: segna il gol del 2-1, aiutato anche dalla fortuna.
Poteva essere una mazzata: tanta fatica buttata. Ma undici e tredici minuti più tardi arrivano altre due fiammente, le ultime: assist di Cossu per Ragatzu, colpo di testa fuori di poco; gran tiro di Ragatzu, parato.
L’Olbia finisce lì. Segna Celjak al 32’: e l’impresa non è che appare ardua, svanisce proprio come neve al sole. Anche l’Olbia passa al 4-3-3, ma non c’è più storia. Come senza storia è il 4-1 dell’Alessandria siglato da Gonzalez, al 47’. La sua, di storia, l’Olbia deve scriverla in altre partite.
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