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Mignani si consola «Li abbiamo fatti soffrire molto»

Mignani si consola «Li abbiamo fatti soffrire molto»

Il mister soddisfatto per la prestazione buona per un’ora «Negli ultimi 20 minuti siamo crollati, così non va bene»

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OLBIA. L'assassino del campionato di Lega Pro sembra essere il maggiordomo in biblioteca con il candelabro. L'Alessandria potrebbe aver scritto la sceneggiatura più scontata per un torneo che rischia di archiviare con netto anticipo.

Nove vittorie e un pareggio, con l'Olbia che non ha recitato la parte della vittima sacrificale ma deve raccogliere quattro palloni in fondo alla rete. Ancora una volta ci ha pensato Andrea Cossu a prendersi il ruolo del terzo incomodo, in questo caso tra i piemontesi e una vittoria che sembrava già scritta. Poi come in ogni romanzo che si rispetti, ci sono gli episodi. Ed è su questi che si concentra Michele Mignani. L'allenatore dell'Olbia sa che dopo queste sconfitte conta più la psicologia della lavagna.

«La squadra ha fatto un bel primo tempo, dove abbiamo speso tantissimo per recuperare il gol di svantaggio - spiega il mister genovese -. Nel secondo tempo stavamo facendo lo stesso, poi abbiamo preso il secondo gol in modo rocambolesco e lì sono iniziati i dolori». Calo psicofisico, distanze tra i reparti che saltano, basta poco per aprire praterie dove i veloci esterni piemontesi si sono infilati con relativa facilità. «L'Alessandria si è dimostrata una squadra forte fisicamente, cinica, esperta, come spesso accade i numeri sono i primi a dare una risposta - sottolinea Mignani -. Nel secondo tempo li abbiamo costretti a cambiare modulo perché stavano trovando delle difficoltà. Poi abbiamo preso quel mezzo gol di Gonzalez che ci ha un po' tagliato le gambe».

Piero Braglia, allenatore dell'Alessandria, è partito con un 4-4-2 molto aggressivo, con i due esterni Marras e Iocolano che giocavano a piedi invertiti (mancino sulla fascia destra e viceversa), puntando spesso i laterali dell'Olbia. Con l'uscita della punta centrale Bocalon e il passaggio al 4-3-3, la squadra si è adeguata all'Olbia non perdendo in aggressività. «Francamente pensavo che l'uscita di Bocalon potesse darci un vantaggio, togliendo a loro un po' di peso offensivo - spiega Mignani -. La svolta c'è stata con il secondo gol, da quel momento abbiamo regalato troppi palloni e concesso ripartenze troppo facili. Gli ultimi 20 minuti non mi sono piaciuti per niente, ho visto giocatori affaticati. Ho tolto Geroni e Muroni perché a centrocampo soffrivamo, ci è mancata la lucidità necessaria per riprendere la partita».

Ed ecco l'allenatore dell'unica squadra italiana imbattuta nei campionati professionistici, Piero Braglia, inventore della Juve Stabia "dei miracoli", una promozione in serie B sfiorata con il Lecce l'anno scorso. «Facciamo finta di nulla e andiamo avanti per la nostra strada - dice Braglia -. Arriveranno le sconfitte anche per noi. Oggi però siamo stati bravi, contro una squadra come l'Olbia che gioca bene a calcio, organizzata, capace di riprendere in mano la partita. Nel secondo tempo, quando abbiamo visto che li soffrivamo, ci siamo disposti a tre in avanti e le risposte sono state buone».

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