Nibali contro Aru Il duello che l’Italia aspetta è servito
Il siciliano e il sardo saranno le vedette il prossimo maggio La rosa 2016 farà “anche” il Giro. E punta alla tripletta
MILANO. Il più contento a fare un Giro così sapete chi sarebbe stato? Miguelon Indurain. Con una crono a metà Giro e una d’appello a Milano all’ultima tappa forse avrebbe vinto in carrozza la corsa rosa 2017.
A lui bastava evitare salite come il Mortirolo (ricordate Pantani che scherzetto gli fece nel 2014...) e lo Zoncolan, salita carnica che lui ben conosce «ma che mai farò», dice sorridendo. Ma su salite lunghe come l’Etna, lo Stelvio, il Pordoi,Miguelon andava a nozze. E i nostri Aru e Nibali? Per il sardo il Giro 2017 vorrà dire moltissimo: sarà buon corridore o campione? Viene da un 2016 opaco, cerca la riscossa e le strade di casa all’inizio potrebbero dargli la spinta.
«È un giro equilibrato e soprattutto duro sin dall’inizio. Chi non si presenterà in forma sin dalle prime tappe potrebbe pagare», spiega il sardo Aru che sarà capitano unico dell’Astana e che correrà anche la Vuelta nel 2017. Vicino a lui c’è Nibali. Dice che il suo programma di gare nel 2017 prevede «anche» il Giro d’Italia. Ma non v’ingannate, non è una dichiarazione d’amore al Tour. Nibali, che ieri sera ha raggiunto in ritiro in Slovenia i nuovi compagni della Bahrain Merida, ha puntato forte sul Giro del 2017. Perché vincerlo vorrebbe dire una cosa non di poco conto nella storia del ciclismo italiano: eguagliare un’icona come Felice Gimondi. Tra i più applauditi ieri alla presentazione di Milano. Perché c’è poco da fare, quando il campione di Sedrina (la tappa di Bergamo passerà a pochi chilometri dal suo paese) se ne esce con la frase “senza quello là avrei vinto molto di più”, riferendosi al cannibale Merckx, che altro vuoi aggiungere? È semplicemente il paradigma di uno sportivo: che lotta, vince, perde e soprattutto riconosce il valore dell’avversario. Che bello sentire Gimondi, Indurain, Ercole Baldini, l’ottantatreenne locomotiva di Forlì, che quando ricorda l’inno di Mameli intonato a cappella sul podio olimpico di Melbourne ancora si commuove. Emoziona meno, onestamente, vedere Mario Cipollini sul palco perché ogni volta che lo vedi ricordi gli anni bui attraversati da questo sport. Le sacche di sangue, il doping, le bugie.
Che non hanno detto Nibali e Aru. Quante volte negli anni passati abbiamo sentito dai big che sarebbero venuti a correre in Italia l’anno successivo e poi non si sono visti? Il siciliano e il sardo, invece, non si sono nascosti. E sanno che Vegni ha disegnato una corsa con Sicilia e Sardegna anche per omaggiarli. Il Giro più duro al quale hai partecipato? Hanno chiesto a Nibali. «No - ha detto la due volte maglia rosa - le edizioni del 2008 e quella del 2011 erano più dure…». Non c’è niente da fare: se non racconti bugie sei amato dalla gente. (a.s)
@simeoli1972
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