Per Emanuele l’esordio che ogni portiere sogna
Il 19enne Sotgia dell’Atletico Uri para un rigore nella gara col Monastir e spinge i suoi verso il rilancio
URI. L’espressione di Emanuele Sotgia dopo aver parato il rigore, domenica nella sfida tra Atletico Uri e Monastir, rimarrà impressa per molto tempo negli occhi dei compagni e dei tifosi. Il 19enne portiere originario di Ozieri, dove vive, al suo esordio in Eccellenza con la maglia dell’Uri è riuscito a conquistarsi la stima del popolo giallorosso e non solo. Il rigore parato è solo il clou di una gara in cui è stato il migliore in campo, contribuendo al successo della sua squadra.
«Ho iniziato a giocare a calcio a 5 anni nell’Ozierese facendo tutta la trafila fino allo scorso anno – dice –. Sono partito come centrocampista, ma il mio sogno era fare il portiere. Grazie alla mia prima “allenatrice”, mia nonna, ora 93enne: lei mi allenava fin da piccolino nel divano di casa lanciandomi una palla fatta di calze vecchie e stracci, così è nata la passione». Emanuele dopo il liceo si è trasferito a Sassari dove studia in Giurisprudenza.
«Sapevo che domenica c’era la possibilità di giocare, ma appena il mister ha fatto il mio nome ho provato uno stato di tensione mista a felicità». Niente male come esordio. «Credo che per un portiere parare un rigore sia la cosa più esaltante ed emozionante, se poi si vince e sale l’autostima della squadra...» E dedica la prodezza a Mario Puddu, «un ragazzo di Ozieri scomparso di recente, anche lui portiere: mi dava tanti consigli, una bella persona». I modelli di n.1 cui si ispira? «Non ne ho, ma mi affascinano i portieri di bassa statura come Peruzzi, Gillet, Casillas e Júlio César essendo anche io non troppo alto. Mi ha sempre incantato Buffon per la bravura. Da romanista il mio idolo non può che essere Totti».
Oltre al calcio è appassionato di basket, soprattutto Nba, gli piace leggere, in particolare libri gialli e romanzi. «Il mio futuro? Con i guanti da portiere, spero di coltivare questa passione più a lungo possibile e farla viaggiare di pari passo con lo studio».
Franco Cuccuru
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