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Cossu-Ragatzu, l’Olbia sorride

di Guido Piga
Cossu-Ragatzu, l’Olbia sorride

Il trequartista inventa, l’attaccante finalizza: i bianchi battono il Tuttocuoio e si riscattano

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OLBIA. Cielo grigio, pioggia violenta, poi il sole, l’arcobaleno. È così, la natura: capace di cambiare se stessa, e tutto, in un istante. Lo fa sopra il Nespoli, lo ripete dentro il Nespoli. Cossu vede Ragatzu, lo serve in profondità, la difesa del Tuttocuoio è tagliata in due, e Ragatzu, di forza e precisione, quella palla la manda in fondo al sacco.

Un attimo, un guizzo, un lampo. Quel gol dà all’Olbia, all’Olbia più brutta della stagione, la vittoria. È una martellata al periodo nero dei bianchi, “celebrato” dalla società con una dispettosa maglia nera al posto di quella bianca: via le due sconfitte di fila contro Cremonese e Alessandria, via il pareggio subìto a Como; viva l’Olbia, l’Olbia è viva.

Serviva una cosa così, una giocata confezionata da chi, la natura, ha dotato di maggiori talenti per venire fuori dal pantano. La partita non è stata delle più belle: bloccata dalla tattica, giocata più di fisico che di tecnica, monotona per lunghi tratti, grigia come il cielo che l’ha accompagnata dall’alto. Quell’invenzione, concepita rapidamente nella mente di Cossu, non nella sua migliore giornata ma comunque sempre sopra la media, ha squarciato la cappa. Ragatzu l’ha sfrutta alla perfezione, cinicamente e freddamente. Si era più volte detto: loro due, per l’intesa che hanno, faranno fare il salto di qualità all’Olbia. Dopo tante prove, ieri l’affiatamento ha trovato la magistrale finalizzazione.

C’è da dire che Carboni, alla terza da titolare fra i pali, ci ha messo del suo, salvando l’errore di un compagno (Quaranta) e l’inviolabilità della difesa.

Ma sarebbe ingiusto non dire che la vittoria dell’Olbia è la vittoria del gruppo. Questa piccola grande famiglia, in cui il cagliaritano è la lingua che lo cementa, dà sempre della grandi prove. Piccoli particolari. Piredda, ieri squalificato, va a vedersi la partita, tutto solo, sotto la tribuna (vuota) dei tifosi ospiti. Lì dove si potrebbe vedere una ricerca di distinzione, c’è invece la voglia della mezzala di lasciare libero sfogo alla sofferenza allo stesso livello dei compagni, come se anche lui fosse in campo. E poi, come non applaudire i giocatori che vanno ad abbracciare Quaranta poco dopo l’unico errore commesso dal difensore diciannovenne? In altri contesti, lo avrebbero aggredito. A Olbia, nell’Olbia, lo hanno incoraggiato, gli hanno fatto sentire la loro vicinanza.

Non è un caso. È un’Olbia che assomiglia molto al suo allenatore. Michele Mignani, quando parla in pubblico, li difende contro ogni critica. Se i giornalisti gli dicono, “mister, quel giocatore ha fatto male”, lui, senza mancare di rispetto all’interlocutore, trova tutte le possibili giustificazioni per far capire che è giovane, che sì può aver sbagliato ma ha recuperato.... Preferisce dire che ha sbagliato lui, e l’ha già fatto due-tre volte, un piccolo record per gli allenatori che sono egocentrici come pochi, piuttosto che accusare i giocatori.

L’Olbia non è certo un convento di francescani, ma è una squadra che ha dei valori (concetto spesso abusato, inflazionato: in questo caso, no) e li mette in pratica.

Con il Tuttocuoio, arrivato a Olbia con un punto in più in classifica, i bianchi avevano tutto da perdere. Dovevano vincere a ogni costo, anche per la classifica. Sono stati in altalena per mezzora. Corrono subito un rischio: tiro di Shekiladze, Carboni para (12’). Vanno vicinissimi al gol: corner procurato e calciato da Cossu, Ragatzu tira alto di poco (18’). Poi corrono un altro brivido: palla persa a centrocampo, Picascia conclude e Carboni devia in corner (24’). Allora l’Olbia prende un po’ le redini del gioco. Sempre su calcio d’angolo, Geroni, di testa, manda di poco fuori (28’). Un minuto dopo, Capello sciupa una ghiottisima occasione: a pochi passi dalla porta dei pisani, calcia fuori. Ancora Capello: colpo di testa, alto di poco (42’).

Il secondo tempo è sulla falsariga del primo. Solo che l’Olbia segna subito. Cossu invemta, Ragatzu realizza (11’ st). Non è in discesa, però, la partita dell’Olbia. Quaranta fa di tutto. Sfiora il gol (bel colpo di testa, al 23’ st), poi rischia di farlo prendere i suoi (sbaglia e Shekiladze tira: Carboni manda in calcio d’angolo, al 35’).

Gli ultimi quindici minuti sono una sofferenza. L’Olbia si chiude (forse troppo), subisce un po’, fa quadrato, spazza via i palloni senza preoccuparsi del bel gioco, e così conquista la quarta vittoria stagionale (tutte al Nespoli). Ora non resta che pensare alla trasferta di Viterbo, senza Cossu (sarà squalificato per somma di ammonizioni). Servirà che la famiglia bianca faccia muro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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