Addio a Franco Rusconi il presidente sognatore
È stato alla guida dell’Olbia calcio, aveva coltivato l’idea di portarla in serie B Imprenditore del ferro, era ben voluto da tutti. Oggi i funerali a San Simplicio
OLBIA. Ciao, Franco. Lui voleva essere chiamato così, da tutti: né presidente, né signor Rusconi. Solo Franco. Era il suo modo di interpretare la vita: diretto, leale, determinato, viveur e anche candido. A Franco Rusconi, presidente dell'Olbia calcio per tre stagioni, si poteva volere solo bene. Se n'è andato ieri, a 76 anni (oggi alle 15,45 i funerali nella chiesa di San Simplicio). Onestamente, è impossibile non essere tristi.
Rusconi è stato un grande imprenditore e, nel calcio, un grande sognatore. Figlio di due medici, diede un dispiacere ai genitori: non scelse la facoltà di medicina, scelse di lavorare quando non era ancora maggiorenne.
Nella sua Brescia, Franco Rusconi si diede all'occupazione principale della città: il ferro. Aveva cominciato come rappresentante della Motta e degli Eredi Gnutti (metalli) e, visto che faceva numeri da record, si era messo in proprio. Aveva aperto una fabbrica, la Rusconi Metalli: si alzava all'alba, tornava a casa di notte; controllava l’apertura delle Borse, dall’Asia all’America. «Lavoravo anche 12, 14 ore al giorno. Come tutti». Nelle lunghe trasferte dell’Olbia, ai tempi della serie C2, gli piaceva raccontare della sua vita. Mai con presunzione, sempre come chi, pragmatico com’era, volesse lasciare qualche insegnamento senza salire in cattedra.
Non aveva mai negato di aver fatto i soldi, ma ammetteva che la vita se l'era goduta, sempre. Belle macchine (amava correre), belle donne, belle amicizie.
A un certo punto, verso i 50 anni, si era messo in testa di essere malato. Non aveva fatto alcuna visita, ma lui ne era convinto. Pesava, e molto, la morte di suo fratello, Riccardo, a soli 20 anni: era una promessa del Brescia, nella sua città gli hanno dedicato un memorial. «Sono davvero una grande famiglia» disse Odoardo Rizzotti, allora amministratore delegato della Nuova Sardegna e bresciano.
Così Franco Rusconi aveva venduto la fabbrica e si era dato all'immobiliare, nella sua Porto Rotondo, località che frequentava dagli anni Sessanta e che aveva eletto a sua dimora. Poi, il calcio. Un vecchio amore. Giocava anche lui, da giovane. Giocò due partite in serie B con il Brescia, stagione 1959-60. Fu ceduto al Novara. «Non legavo con l’allenatore - raccontò una volta, in viaggio con l’Olbia -: non condividevo le sue scelte, me ne andai, lasciai il calcio e mi buttai nel lavoro». Era tipico della sua natura: in lui l’indipendenza era nettissima, visibilissima.
In Gallura si era innamorato dell'Olbia, l'aveva comprata da Mauro Putzu e aveva cominciato a puntare in alto. Tra alti e bassi, tra ingenuità e colpi di genio, Rusconi è diventato un personaggio. Gli volevano bene, a Olbia: davvero. Gli volevano bene a Brescia. Quando l’Olbia giocò a Lumezzane, paese di fabbriche del metallo, gli riservarono un’accoglienza da brividi. «Franco è uno di noi, è il migliore di noi» dissero. Non è roba che capita tutti i giorni.
Non stava già bene di salute, faceva fatica a camminare, spesso sbagliava (mal consigliato). Ha speso una fortuna in quell'avventura calcistica (che gli è costata un fallimento e il dolore di non aver potuto pagare i dipendenti). Rimarrà nella piccola storia di Olbia un episodio, che dà l'idea della grandezza umana di Rusconi. Dopo una sconfitta, aveva deciso di licenziare Paolo Ferrario, "Ciapina", l'allenatore di cui si fidava ciecamente. Ferrario e Rusconi erano amici da 50 anni. Rusconi lo aveva chiamato in una sala degli spogliatoi del Nespoli, lo aveva fatto sedere accanto a sé, lo aveva abbracciato e, davanti ai giornalisti, gli aveva detto: "Paolo, io e te siamo amici da sempre, io ti stimo e ti voglio bene. Ho pensato che serva dare una scossa alla squadra e dunque, se sei d'accordo, dobbiamo trovare un altro allenatore... Sono sicuro che io e te sceglieremo bene". Anche questo aveva pochi precedenti. Ferrario non disse nulla (poi si arrabbiò, ma rimase fraterno amico di Rusconi).
Franco Rusconi se n'è andato senza veder realizzato un suo sogno: l'Olbia in serie B. Lui ci credeva fermamente, diceva che Olbia era una città dinamica, che guarda al futuro, e che aveva il diritto di pensare in grande anche nel calcio. Difficile dire se l'Olbia potrà mai arrivare in serie B, ma, se lo farà, quel giorno Rusconi, lì in alto, smetterà di discutere di affari, belle donne, calcio, e sorriderà. Perché quella vittoria sarà anche sua.
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