La Dinamo resta un cantiere aperto
Il ko di Atene, nella decima gara ufficiale della stagione, chiarisce ulteriormente quali sono i problemi sui quali lavorare
SASSARI. Approccio sbagliato, poca continuità, un avversario di alto livello e le gambe un tantino pesanti. Con in più il solito problema di un paio di giocatori completamente “regalati” all’opposta fazione. Il bagno di umiltà di Atene restituisce al campionato una Dinamo che, se non altro, inizia ad avere le idee chiare su quali sono i difetti strutturali e i dettagli sui quali continuare a lavorare.
Il meno 20 maturato in casa dell’Aek, al termine di una partita segnata sin dal suo avvio, è figlio di vari fattori. Innanzitutto va riconosciuta la forza della formazione greca, che si trova in testa al proprio campionato ed è considerata, non a torto, una delle pretendenti per la vittoria della Champions League. A questo si aggiunga la rabbia messa in campo sin dalla palla a due dagli uomini di Zdovc, avvelenati per il ko interno di una settimana prima con il Besiktas, e il contestuale atteggiamento troppo molle dei sassaresi di Pasquini. Il coach biancoblù ha identificato la partenza falsa con il peso della terza sfida giocata in 6 giorni, con l’aggiunta di vari viaggi ma questa attenuante, pur valida, sarebbe più compatibile con un finale punto a punto, piuttosto che con un primo quarto quasi da scampagnata.
La vittoria al fotofinish di sabato, su un campo difficile come quello di Pistoia (ma con un’avversaria di rango apparentemente inferiore), ha dimostrato come i sassaresi siano in grado di tirare fuori carattere e motivazioni anche in trasferta. Resta da studiare meglio l’aspetto mentale: Johnson Odom e compagni in tutto il precampionato avevano mostrato una “garra” e una determinazione a non farsi schiacciare dagli avversari che nel frattempo sembra essersi un po’ persa per strada. La “chimica” non ancora perfetta è di certo la causa principale di questo sfasamento, al quale vanno ad aggiungersi almeno altri due elementi: il primo è la scarsa lucidità con cui – senza apparenti motivi – viene impostato il gioco offensivo in alcuni momenti delle partite. Anche ad Atene Pasquini ha chiesto più volte ai suoi giocatori soluzioni rapide e, in subordine, grande pazienza e lucidità nel fare girare la palla.
Infine una questione che va affrontata con la dovuta cautela: l’involuzione di Gabe Olaseni, poco propenso a infilarsi nelle tonnare dell’area colorata e ultimamente nullo anche a rimbalzo, e le lune storte di Josh Carter. L’ala americana, tesserata per garantire esperienza e incisività dal perimetro, alterna continuamente prove sufficienti ad altre di una pochezza imbarazzante. Niente panico e niente bocciature, per il momento. Ma le questioni sulle quali lavorare, dopo 10 partite ufficiali, sono ormai assolutamente chiare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

