La Dinamo a Milano senza snaturarsi
Pasquini presenta il match: «Loro giocano una pallacanestro che si è vista poche volte, ma noi sappiamo essere compatti»
SASSARI. Quella in casa dell’Armani non vuole essere solo una sfilata per la Dinamo, che domani (20.45, Mediolanum Forum) sfida la più mitica delle squadre italiane di basket, l’Olimpia Milano, in quella che da qualche anno è divenuta ormai una classica della palla a spicchi nazionale. E chi qualche anno fa lo avesse previsto sarebbe stato tacciato di essere un povero pazzo. «Andiamo a giocare contro la squadra considerata da tutti – con ragione – la migliore del campionato» dice il tecnico biancoblù nella clubhouse della società biancoblù nel presentare alla stampa l’atteso match contro una formazione data da tempo come favorita per il successo finale in maniera netta come non succedeva nei pronostici da diverse stagioni.
Alla gara con i campioni d’Italia in carica, spiega «arriviamo in condizione ottimale, essendo riusciti a fare tre allenamenti grazie al fatto che si gioca di domenica e abbiamo così un giorno in più di recupero a disposizione». Pasquini è positivo e non appare affatto preoccupato, nonostante i suoi provengano dalla peggiore prestazione e dall’unica sconfitta netta di questo primo scorcio di stagione, -20 sul campo dell’Aek Atene.
«Vedo bene i ragazzi, nel post Atene hanno reagito nella maniera giusta per cui sono convinto che faremo una buona gara. Credo che quella in Grecia sia stata solo una parentesi, abbiamo pagato le tre partite in sei giorni. Per la prima volta si è vista fin dal “pronti-via” una squadra stanca, incapace di lottare come aveva sempre fatto in precedenza. Si è visto subito che non ne avevamo di testa. Pistoia e Charleroi ci avevano un po’ svuotato. Ora ripartiamo col massimo dell’ottimismo».
E spiega le difficoltà di affrontare un team, quello di Repesa, che appare almeno una spanna sopra tutte le avversarie, ha un roster imbarazzante per forza e lunghezza: «È un appuntamento importante, sappiamo che la sfida con Milano è diventata una classica. È questo il messaggio che dobbiamo mandare ai nostri giocatori nuovi, spetta a staff e gruppo italiano trasmettere loro il senso di cosa abbiamo vinto lì e cosa significa quel campo per tutti noi». Sfida più impari del solito? «Sarà una partita seria, sulla carta una sfida difficile, ma credo che avremo una giusta reazione. Loro sono molto forti, su un telaio competitivo che aveva vinto molto hanno aggiunto giocatori di altissimo livello. Noi, a parte Atene in cui la squadra si è “sciolta”, siamo sempre stati compatti, a novembre non possiamo pretendere di essere un orologio con 8 giocatori nuovi. Andiamo a fare la nostra gara».
Il coach sassarese spiega quindi quali sono le chiavi per provare a regalare a Milano l’ennesima delusione sul proprio parquet: sembra incredibile, ma la tradizione al Forum parla sassarese. «L’Olimpia in questo momento in Italia gioca un basket come si è visto poche volte, a livello di contropiede e transizione, e che rende immarcabili i biancorossi. Mercoledì in Eurolega, con l'Anadolu Efes, squadra molto fisica, hanno fatto la stessa cosa. Per batterli non bisogna snaturarsi, loro sono molto grossi nei lunghi e negli esterni e se cerchi di stargli dietro ti fai male, occorre essere pronti a correre anche più di loro, tenendo a mente che fisicamente possono sfruttare la profondità e i muscoli per portare a casa la vittoria. La tradizione favorevole? Conta poco se ti presenti con giocatori che quelle imprese non le hanno vissute in prima persona. Guardavo una foto di gara 7 e mi sono accorto che di molti di quei protagonisti sono rimaste solo le magliette. Anzi, uno ora veste la loro». È Rakim Sanders, due stagioni fa nella Dinamo del triplete: «È un giocatore da Nba, e ci andrà, vedrete».
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