Fuga dal “Sanna”, il ko fa malissimo
Dopo gara amaro per i giocatori rossoblù che evitano di passare in sala stampa
SASSARI. Giocatori rossoblù? Non pervenuti, in campo come in sala stampa. Allo squallore non c'è fine in casa torresina, così l'attesa di chi sull'erba del Sanna è stato, suo malgrado, protagonista di un'altra sonora sconfitta si rivela lunga e soprattutto inutile. Nonostante mister Bacci si sia reso garante dell'arrivo di almeno uno dei suoi ragazzi a parlare dell'ennesima grigia partita. Tutti magicamente spariti dai radar dei cronisti. Comprensibile che con l'umore sotto i piedi, non ci sia voglia di soffermarsi sull'inconsistente prova offerta contro il Foligno. Sembra quasi una crudeltà, ma l'intenzione di chi vorrebbe sentire voci e pensieri del dopo gara, per quanto cupi, non è certo quella di sparare sulla croce rossa (e blu), ma cercare magari di capire e interpretare sentimenti e parole che racchiudono il momentaccio della squadra sassarese. Libera scelta, quella di chi chi va via muto e frettoloso dallo stadio?
Comunque sia, si dovrebbe sempre agire nel rispetto del prossimo: bastava dire che la squadra non se la sentiva e a questo giro si saltavano le interviste, invece di promettere... e non mantenere. Nessuna sorpresa, però, vista la strampalata stagione di una Torres capace di subire un avversario alquanto pasticcione come il modesto Foligno, che pur con tutte le sue lacune è riuscito a fare un figurone con 3 gol e 3 punti facili facili. E capace perfino di imbastire un pietoso siparietto anche nel momento più "felice" di una gara disastrosa, con il litigio per battere il rigore, infischiandosene delle indicazioni del tecnico, che volevano Mucili sul dischetto.
Alla fine Mucili l'ha spuntata, segnando il gol di una bandiera che purtroppo è rimasta ammainata. Una Torres masochista, come ha detto il suo allenatore con doloroso realismo: «Ci stiamo facendo del male da soli, qualcuno oltre le partite sta perdendo anche la testa. Sono state compiute tante stupidaggini». Poi c'è il tecnico umbro Mario Palazzi, che si gode il successo ma svela anche la sua amarezza per aver trovato «una situazione ambientale così dimessa», rispolverando i ricordi di quando in questo stadio ci ha giocato: «Allora sugli spalti c'erano dodici mila persone, auguro alla Torres di ritrovare il grande publico di un tempo». Lo vorremmo tutti, a sostenere e incitare una squadra vera.
Sandra Usai
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