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Mignani dispiaciuto: «Sfumata l’occasione per fare un bel salto»

Mignani dispiaciuto: «Sfumata l’occasione per fare un bel salto»

Il tecnico non fa drammi: «Ci abbiamo provato in tutti i modi ma è necessario trovare migliori soluzioni in fase d’attacco»

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OLBIA. «Il calcio è anche questo, partite per cui alla fine è difficile spiegare l'approccio dei miei giocatori nei primi minuti. Forse hanno interpretato male la mia richiesta di avere pazienza e usare la testa». La sincerità non fa difetto a Michele Mignani. L'allenatore dell'Olbia cerca una chiave di lettura per capire le ragioni di quel gol preso dopo cinque minuti, su un calcio d'angolo e successiva rimessa laterale, che ha inevitabilmente indirizzato tutta la gara. Da lì il Prato ha potuto applicare per filo e per segno il suo piano difensivo, mentre l'Olbia ha trovato ancora più spazi chiusi davanti alla porta di Iuliano. «La squadra ha giocato, se devo trovare un difetto dico che dobbiamo migliorare le soluzioni offensive davanti a squadre che ci tolgono gli spazi - sottolinea l'allenatore dell'Olbia -. Per noi era difficile creare delle occasioni da rete. Il secondo gol l'abbiamo concesso su una loro ripartenza, stavamo cercando il pareggio e ci sta che lasci anche qualche spazio agli avversari».

In certe partite le qualità possono trasformarsi in difetti. Così il palleggio rapido dei bianchi, la capacità di trovare gli attaccanti con trame palla a terra, si sono schiantate contro il muro eretto dal Prato, squadra più operaia dove il mister Monaco ha scelto di lasciare in panchina i due ex giocatori di serie A, Tavano e Antonini. «Ci è mancata una miglior gestione dei pochi spazi che avevamo a nostra disposizione - conferma Mignani -. Nervosismo? I ragazzi ce l'hanno messa tutta, volevano una vittoria e hanno visto sfumare un'ottima occasione per consolidare la classifica. Io non credo alla sfortuna. Nel calcio si gioca su un campo e bisogna meritare ogni cosa».

Fuori Muroni per un problema fisico, Mignani ha scelto Murgia a centrocampo. «Non ci siamo presi la responsabilità di rischiare il ragazzo, sapendo che avremmo potuto perderlo per molto tempo - spiega l'allenatore -. La squadra ha cercato di reagire anche dopo il secondo gol, che è stato un cazzotto pesante. Ma non possiamo pretendere che si possa giocare per 90 minuti con la stessa intensità. Alcune partite nascono in un certo modo ed è difficile raddrizzarle».

G.ME.

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