Fabio Aru e il sogno rosa coi quattro mori nel cuore
Il campione di Villacidro parla dei progetti e delle aspettative per il 2017 Obiettivo principale il Giro d’Italia numero 100. «Rilanciamo il Giro di Sardegna»
INVIATO A MONTECATINI. Gli brillano gli occhi mentre parla di quello che sarà, non sparisce il sorriso nel pensare a quello che sarebbe potuto essere. Fabio Aru, manco a dirlo, era la grande star della presentazione della sua squadra, l’Astana, avvenuta ieri pomeriggio nell’hotel Croce di Malta di Montecatini davanti a una vasta platea internazionale di giornalisti. E molte delle domande erano per lui, il cavaliere dei quattro mori come lo hanno ribattezzato, reduce da un 2016 in chiaroscuro ma con la testa già proiettata alla sua prima stagione da capitano unico dopo la partenza dell’amico-rivale Vincenzo Nibali.
Come definiresti l’anno che sta per terminare?
«Diciamo difficile- risponde il ciclista di Villacidro –Dovevo fare la Liegi e non l’ho fatta, al Tour quel brusco stop nell’ultima tappa, le olimpiadi con un piazzamento comunque buono... c’è da dire che ho terminato in buone condizioni fisiche, e da questo vorrei ripartire. Dalle sconfitte comunque capisci tante cose, vedi meglio la realtà, perché dopo i successi è tutto filtrato. Sono esperienze che fanno crescere.
Quel sogno del Tour crollato quasi inaspettatamente?
«Ci penso spesso, inutile negarlo, non lo posso dimenticare. Ma non è un capitolo chiuso, anzi, apertissimo. Mi avevano avvisato che sarebbe stato difficile e in effetti è così, ma è una gara troppo affascinante, ti prende, e la correrò di nuovo. Anche se non quest’anno: l’obiettivo sarò il Giro, anche perché è la centesima edizione, parte dalla mia isola e ci tengo tantissimo».
Quest’anno lo correrai per la prima volta da capitano unico dell’Astana, che effetto fa?
«Per me in fondo non cambia molto – dice Aru – anche con Vincenzo Nibali come compagno ho sempre avuto la possibilità di fare la mia corsa. Perciò non sento la pressione, anche perché ho la fortuna di avere al fianco corridori molto forti, è davvero un bel gruppo».
E Nibali sarà avversario.
«Lo stimo molto – commenta – e ora ognuno andrà per la sua strada. Non mi piace parlare di rivalità con lui, c’è una stima che va oltre lo sport. Non perché corriamo per due squadre diverse dobbiamo sputarci in faccia, lo sport è questo».
Le prime tre tappe del Giro in Sardegna, non sono adatte alle tue caratteristiche.
«È vero, ma ritornare a correre questa gara nell’isola dopo 10 anni sarà uno stimolo in più. Forse non sono fatte per me, ma in compenso si tratta di tre percorsi spettacolari dal punto di vista paesaggistico, le riprese dall’elicottero saranno fantastiche, sia sulla costa che nell’interno, un grande spot per la mia terra».
Magari ti sarebbe piaciuto di più un arrivo in salita sui tornanti di Scala di Giocca?
«Chissà – sorride –, non si sa mai in futuro. Piuttosto ne approfitto per lanciare un’idea: riesumare il Giro di Sardegna, una gara bellissima e che tra l’altro per i ciclisti rappresentava una valida alternativa nei periodi difficili climaticamente».
Che ruolo puoi avere nel ridare immagine all’isola, che ama il ciclismo ma forse è un po’ in disparte e non esprime troppi campioni.
«Sicuramente vedo maggiore interesse, mi piacerebbe sapere che è anche per merito mio. Ma l’entusiasmo per la bici c’è sempre stato, io ricordo che saltavo sul divano davanti alla tv per le imprese di Alberto Loddo».
La bandiera dei quattro mori era presente praticamente in ogni posto dove hai corso.
«Sì, è vero, la vedi ovunque – risponde il campione di Villacidro – e mi fa grande piacere, oltre a essere una spinta a far meglio. È sinonimo di orgoglio e io stesso la porto impressa nel casco e sulla bici. Persino in Madagascar ho scoperto che è conosciuta».
Un idolo da imitare?
«Sicuramente Contador, un esempio, con cui ho avuto la fortuna di correre e di scambiare opinioni».
Tra i prossimi impegni uno particolare cui tieni tanto.
«Il PedalAru? Sarà il 18 dicembre a Villacidro, una giornata di ciclismo in amicizia nel corso della quale saranno mesi all’asta maglie e altri oggetti miei e di colleghi, come la maglia di Nibali al Tour. Il ricavato andrà a un centro sportivo di Arquata del Tronto, distrutto dal terremoto».
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