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La Dinamo fa quadrato anche contro la sfortuna

di Mario Carta
La Dinamo fa quadrato anche contro la sfortuna

Momento terribile: cinque sconfitte consecutive e sabato arriva Cremona. I tifosi incoraggiano il gruppo mentre si parla dell’arrivo di Nate Robinson

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SASSARI. «È un momento così – dice coach Pasquini –, dobbiamo essere forti». È un momento più difficile di così: quinta sconfitta consecutiva fra campionato (Milano e Avellino) e Champions League (Aek, Besiktas e martedì il Riesen) e la Dinamo bilica sull’ultimo gradino utile per le Final Eight di campionato e in Europa al momento è fuori anche dal quinto posto (solitario) che può valere il ripescaggio delle migliori.

Sfortuna a parte. È un momento-no ed è arrivato, non a caso, quando il livello della contesa sui due fronti si è elevato. Due delle migliori squadre del campionato e due delle migliori del girone di Champions in fila. Poi una terza, quella tedesca, che così male non è. La colpa della Dinamo è quella di non essersi saputa far trovare pronta, con un progetto rimasto sulla carta e ancora da sviluppare e concretizzare sul campo soprattutto attraverso i suoi interpreti principali, cioé gli americani. Un gruppo di giocatori scelti bene ma ancora da integrare fra loro in un gioco che si è intravisto solo a tratti e raramente nei finali di partita. Sfiga a parte, naturalmente.

Stelle e strisce sbiadite. Martedì contro i tedeschi del Ludwisburg è riapparso Carter, si è intravisto Lacey, non si è proprio visto Olaseni mentre il numero uno di maglia ma non sempre di fatto, Johnson Odom, ha brillato in difesa ma continua a sparire in attacco. Tutti hanno la piena fiducia dei tifosi, che ieri si sono presentati al Palas all’avvio dell’allenamento per sostenere suon di cori i giocatori (che li hanno applauditi), e del coach che dipinge un gruppo compatto, ma ancora una volta il prodotto totale dell’apporto offensivo a stelle e strisce è stato deficitario: 21 Carter, 11 in tutto gli altri tre.

Cercasi leader. Alla Dinamo manca un leader. Uno alla Logan, per capirsi. I tifosi hanno pazienza e aspettano, sanno che è l’anno della ricostruzione ma vorrebbero vedere in primis la costruzione in campo di un insieme al quale manca ujna rotella decisiva per far girare finalmente l’ingranaggio, specialmente nei minuti finali. E non è un caso, perché è nei minuti finali che emergono i leader e le certezze di gioco e del gruppo. Certezze che la Dinamo non ha ancora trovato. Non a caso Djo è in odore di taglio, tanto che ieri radiobasket parlava dell’interessamento sassarese per Nate Robinson (175 cm, 32 anni, ex Hapoel, 10 stagioni nella Nba), mentre Varese sarebbe pronta a prendersi Djo.

Sabato in campo. È un momento altro che no, e la Dinamo società per superarlo fa quadrato concentrandosi sugli obiettivi immediati. In primis, rifuggire dall’autoinfliggersi un blocco dovuto alla sindrome da sfigati per i ko all’ultimo secondo incassati sinora. In secondo luogo guardare al prossimo impegno concentrandosi sul lavoro. Sabato a arriva Cremona, ultima in classifica e alquanto con l’acqua alla gola ma lo scorso turno capace di far tremare Milano fino all’ultimo. Mai come fra due giorni una vittoria sarà obbligatoria. Per risalire in classifica ed evitare di venire risucchiati nel gruppone di chi per ora è escluso dal pacchetto che aspira alle final Eight di Coppa Italia che man mano si avvicinano, e per l’autistima. Vincere dunque, e basta. Magari anche con un canestro all’ultimo secondo.

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