Basket, Dinamo Sassari sul mercato. Ma Nate Robinson non è più la priorità
Sesta sconfitta consecutiva, coach Pasquini è convinto di sapere dove intervenire. Si fa strada l’ipotesi di un acquisto, senza tagli
SASSARI. «Abbiamo problemi da risolvere e dopo questa partita credo di avere ben chiaro in mente cosa c’è da fare». La frase di Federico Pasquini, pronunciata a caldo dopo la sconfitta con la Vanoli Cremona, apre il campo a tutte le congetture possibili, ma con il passare delle ore il campo delle ipotesi appare sempre più ristretto. Che la Dinamo sia sul mercato alla ricerca di un giocatore importante è cosa ormai nota, anche se l’incostanza delle prestazioni di vari giocatori del quintetto (da Carter a Olaseni, da Johnson Odom a Lacey) rendono davvero complicato individuare il “bersaglio” sul quale intervenire.
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Negli ultimi giorni la società guidata da Stefano Sardara ha lavorato all’operazione Nate Robinson, che pareva vicina alla conclusione nel corso weekend ma al momento sembrerebbe congelata. Il play americano, classe 1984, è sulla carta una stella di valore assoluto: dieci stagioni in Nba alle spalle (dai Knicks ai Bulls, passando per Celtics e Denver, ma diversi segnali lasciano intendere che la sua carriera sia ormai al crepuscolo. Nelle ultime due stagioni ha totalizzato 9 presenze con i Los Angeles Clippers, 2 con i New Orleans Pelicans e 14, da marzo a maggio 2016, nel campionato israeliano con la maglia dell’Hapoel Tel Aviv: in quest’ultima esperienza ha avuto una media di 16,2 punti e 2,9 assist a partita, con un picco di 46 punti in una sfida dei playoff. A giugno ha fatto un provino con una squadra professionistica di football americano, i Seattle Seahawks. Insomma, Robinson sembra un ex grandissimo giocatore che a 32 anni ha altro per la testa, una “figurina” da dare in pasto alla piazza, ma non un elemento in grado di inserirsi in un gruppo già fatto e di dare garanzie a livello di impegno e continuità.
Tra le ipotesi in ballo, e qui si torna alla frase iniziale di Pasquini, ci sarebbe quella di tesserare un nuovo americano di alto potenziale senza procedere a nessun taglio: questo obbligherebbe lo staff tecnico a lasciare in tribuna, volta per volta, uno dei giocatori Usa, alzando l’asticella della competitività e dando ulteriori motivazioni a elementi che in due mesi e 15 match ufficiali non sono ancora riusciti a garantire un rendimento decente per due gare di fila. Solo successivamente si procederebbe con un taglio vero e proprio. (a.si.)
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