Pasquini: «È la fine di un incubo
Il coach dei sassaresi: «Ringrazio tutti i miei giocatori, lavorano duro e sono un vero gruppo»
BELGRADO. «Posso capire cosa stanno provando in questo momento i giocatori del Partizan: so cosa significa perdere all'ultimo tiro». Federico Pasquini si scrolla di dosso la scimmia dei ko all’ultimo tiro e respira a pieni polmoni.
«È stata una partita dura, estremamente difficile – dice il coach a fine gara –. Nel primo quarto abbiamo giocato secondo il piano gara, nel secondo quarto siamo finiti in mezzo al loro ritmo e alla bagarre. Nel terzo periodo abbiamo provato a essere più aggressivi in difesa, cercando di levare ogni volta un pezzo di energia al Partizan. Alla fine è stato fondamentale fare girare la palla, avere pazienza. Stavamo per perdere nello stesso modo delle ultime partite non poteva durare all’infinito».
La fine di un incubo: «Venti giorni fa eravamo in una situazione ottimale – spiega Pasquini –, quando ti alleni duro e lavori bene vedi i risultati, vedi il gruppo crescere. Poi le cose sono girate, solo nell’ultima settimana di partite così ne abbiamo perso una dopo l’altra. Sono felice stasera di avere visto i miei ragazzi dare tutto per provare a vincere in questa palestra leggendaria. Lavorano duro tutti i giorni e vogliono stare insieme, sono un vero gruppo. Grazie a loro, davvero, per il modo in cui si impegnano e ci credono. E grazie al presidente, perché ha detto chiaramente che si fida di noi e della squadra nonostante questi sei ko consecutivi».
Quale è stata la chiave della vittoria? «La chiave è essere una squadra consistente, se lo sei puoi venire fuori da questi momenti, continui a giocare. Siamo in una situazione in cui possiamo ripartire dimenticando i problemi che abbiamo. Olaseni? Non è una sorpresa, aveva fatto tre o quattro errori, poi è rientrato e ha dato tutto quello che poteva dare. Dopo avere sbagliato quel tiro libero è rimasto un minuto in panchina e ho provato a tranquillizzarlo, dicendogli che il passato era passato e che doveva continuare a giocare tranquillamente, come stava facendo. È stato bravo, come gli altri». (a.si.)
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