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Rossoblù sfrattati, anzi no. Proteste in sede

Rossoblù sfrattati, anzi no. Proteste in sede

Ancora una giornata ricca di colpi di scena per i giocatori e la società. Duro faccia a faccia con i tifosi

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SASSARI. Giornata campale per la Torres con i tifosi che sono tornati a farsi sentire in maniera chiara in difesa di una maglia che in questi ultimi tempi è stata calpestata come non era mai successo.

La mattinata si è aperta con lo “sfratto” dei giocatori ospitati in un hotel nella zona industriale di Predda Niedda. I gestori della struttura avevano minacciato di mettere alla porta la squadra se la società non avesse saldato il debito per l’utilizzo di un certo numero di stanze. I ragazzi si sono ritrovati per strada con Andrea Baeli impegnato a cercare un’altra sistemazione. Il caso si è risolto solo nel tardo pomeriggio con l’intervento di Daniele Piraino (aiutato da qualche amico) che ha saldato il debito con l’hotel e pagato il conto per tutta questa settimana. Una situazione provvisoria che ha però ha consentito ai ragazzi di rientrare nelle stanze e ritrovare un minimo di serenità.

La giornata ha avuto un nuovo colpo di scena a Li Punti dove era in programma la seduta di allenamento pomeridiana. A bordo campo c’è stato un lungo faccia a faccia tra una cinquantina di tifosi e il presidente. Il clima, all’inizio piuttosto teso, si è rasserenato. Il patron ha spiegato la sua posizione (riportata anche nell’intervista qui sopra) e i tifosi ne hanno preso atto.

La terza puntata ha avuto come palcoscenico Palazzo Ducale e, più tardi, la sede sociale di via Romita. Al Comune c’è stato un incontro tra Andrea Baeli - uomo chiave fino a ieri per il futuro della Torres - e il sindaco Nicola Sanna. L’imprenditore laziale si è presentato e ha spiegato il suo piano per salvare la società rossoblù. Baeli si è poi recato in sede per un chiarimento con Piraino. Il faccia a faccia è durato a lungo. Nei locali sono entrati anche i tifosi (diverse decine) e la contestazione è stata durissima. Il professionista laziale ha provato a spiegare le sue ragioni ma non ha convinto gli ultrà e in più occasioni si è rischiato lo scontro fisico.

In tardissima serata il dirigente ha lasciato lo stadio facendo intendere di considerare conclusa la sua avventura sassarese, Sarà davvero così? Di certo c’è che per la società rossoblù queste sono ore importati. Le ennesime di una storia ultracentenaria che sembra arrivata a un bivio: da un lato c’è l’abisso, dall’altro, forse, un salvagente. (a.l.)

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