La Dinamo faccia a faccia con Meo
La sfida col Brindisi di Sacchetti, allenatore dello scudetto, vale un posto nei playoff. Gioca Lawal, fuori Lydeka o Djo
SASSARI. Brindisi-Sassari non è mai stata una partita come le altre, nel basket italiano. E questo pomeriggio lo sarà ancora di meno. Giocando da padrone di casa Meo Sacchetti non correrà il rischio di sbagliare panchina, ma il coach della tripletta sassarese scudetto-coppa-supercoppa non potrà non emozionarsi davanti alla sua ex squadra. Come sarà d’altronde dall’altra parte, sino alla palla a due. Poi, vinca il migliore, in una gara che vogliono-devono vincere entrambi i team.
Dinamo ed Enel sono nel gruppone delle squadre con otto punti, un piede nei playoff e l’altro fuori. Quattro vittorie e cinque sconfitte, qualche giocatore già cambiato in corsa, altri in partenza e in arrivo.
Meo Sacchetti (che in panchina ha come aiuto un altro ex, Claudio Maffezzoli, suo vice anche nell’ultimo periodo sassarese) ha inserito al meglio il veterano della serie A Phil Goss e basa il suo gioco su velocità e tiro rapido. La Dinamo dopo una serie-no di sei sconfitte fra campionato e coppa (manifestazione che Brindisi non disputa) si è ritrovata a Belgrado contro il Partizan e ha intenzione di proseguire sulla strada intrapresa, ma anche lei sta cambiando e non poco, visto che viene messo in discussione l’asse portante di qualsiasi squadra, quello play-pivot. Arrivato il lungo Gabe Lawal, verrà annunciato presto il nuovo play David Bell, con Darius Johnson Odom ai saluti (pare interessi a Pesaro). Ma mentre in Europa possono essere iscritti a referto tutti i tesserati, in campionato Federico Pasquini con uno straniero in più è costretto a fare delle scelte, e delle rotazioni fra panchina e tribuna. La decisione solo dopo la seduta di tiro di stamattina, ma è sicuro che Lawal sarà tra i dodici. Tre gli indiziati per fargli posto: il pari ruolo Gabriel Olaseni, il play Djo e il possente Tau Lideka, che potrebbe soffrire la mobilità dei lunghi brindisini. Olaseni a Belgrado non ha giocato per tre quarti rivelandosi però decisivo nel finale, difficile escluderlo. Djo al contrario dopo aver fatto (non bene) i primi tre quarti, non è stato utilizzato nel finale. Si vedrà, ma un play (e un pivot agile) in più possono far comodo. Fiducia Dinamo, comunque. «Mi porto dentro la reazione avuta sul -14 a Belgrado – ha detto Pasquini –, la vittoria ci ha dato energia e benzina». Brindisi è ben motivata, arriva da una sconfitta di misura (76-73 ad Avellino) e non si piange addosso per l’assenza forzata dell’ala Joseph Kris.
Fra statistiche e curiosità, la Dinamo è seconda in campionato per tiri da 3 (39.2%), liberi (79.7%) e palle perse (12.8%). Sacchetti ha allenato 204 partite sulla panchina di Sassari con 122 vittorie, mentre Brindisi è alla duecentesima partita in serie A. Nessun precedente tra gli allenatori Sacchetti e Pasquini, coautori del miracolo Dinamo il primo in qualità di coach e il secondo in veste di general manager. Oggi si scoprono avversari, con un basket simile ma non identico da proporre, accomunati da una gestione libera e veloce del gioco. Brindisi non può permettersi di perdere altro terreno davanti ai suoi tifosi, alla Dinamo una vittoria esterna serve per tornare in carreggiata ma soprattutto contro Meo Sacchetti, nell’anno dell’avvio di un nuovo ciclo, serve per battere il suo stesso passato e continuare a guardare davanti.
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