«Ritirarmi? Non ci penso nemmeno»
Marco Storari vive una seconda giovinezza: «Qui sto bene e fra sette-otto anni mi piacerebbe allenare il Cagliari»
CAGLIARI. Se gli altri compagni non lo chiamano papà poco ci manca. Marco Storari, 40 anni il prossimo 7 gennaio, è un leader nello spogliatoio del Cagliari. Il portiere sta vivendo in Sardegna la seconda giovinezza. A dire basta non ci pensa nemmeno. Fisicamente sta benissimo, gli allenamenti non gli pesano ed ha lo stesso entusiasmo di Barella, giocatore appena agli inizi dell’avventura pallonara.Tutti ingredienti che gli stanno allungando la carriera. Il portiere più battuto (finora) della serie A (etichetta che spera di togliersi presto) è sicuro di avere ancora molto da dare e da dire sul campi.
Venti punti in 15 giornate, tanta roba?
«Sinceramente sì. Noi veniamo dalla B e le neo promesse rappresentano sempre un’incognita. In questo momento siamo più vicini alla vetta che all’ultima della classifica».
Riavvolgiamo il nastro: tutto a posto con i tifosi?
«Io sono sempre lo stesso di prima. Con la curva Nord c’è stato qualche problema ma è acqua passata. Tutti abbiamo a cuore il bene del Cagliari e conta solo questo».
È finito nel mirino per qualcuno dei gol subiti, le critiche le danno fastidio, oppure le trasforma in stimoli?
«Le ho sempre accettate serenamente. Il portiere è un ruolo delicato, bisogna trovarsi nella nostra condizione per capire certe cose. Quest’anno ho subito tanti gol e preso delle insufficienze in pagella. La mia reazione è stata quella di intensificare gli allenamenti, erano anni che non lavoravo con questa determinazione. Sono grande e vaccinato, e mi assumo le responsabilità. Le critiche mi caricano».
Il suo futuro è ancora sul campo o pensa già al dopo?
«Ñon ho dubbi, in campo. Perchè mi diverto, mi alleno tutti i giorni con intensità, cosa che non facevo nemmeno alla Juventus. Qui sono titolare, voglio esserci sempre e al cento per cento. Giocherò ancora per un po’ ma non so quantificare».
Il rapporto tra lei e il presidente Giulini sembra più quello tra due amici e non tra il presidente e un suo calciatore. E’ così?
«Siamo coetanei e forse diventa normale che tra noi ci sia confidenza, ma sempre nel rispetto dei ruoli. Ci lega il fatto che lui sia stato un portiere, questo ci fa vedere le cose nello stesso modo. Qualche volta chiede consigli, ma devi stare attento a ciò che dici perché ti confronti con un presidente che capisce di calcio».
Resterà a Cagliari?
«Intanto dico subito che quando smetto non farò il preparatore dei portieri ma l’allenatore. Fra sette-otto anni potrei essere io a guidare il Cagliari. La società è seria, amata dai tifosi. Non scorderò mai le sensazioni che ho provato nel 2008 per una salvezza incredibile. Più forti di quelle per la vittoria di uno scudetto».
Torniamo al presente. Domenica vi aspetta il Napoli?
«Ci vorrà il Cagliari formato casalingo. Attento, cattivo, agonisticamente, motivato, affamato. Solo così possiamo metterli in difficoltà».
I tifosi ci tengono tantissimo a questa partita. E’ uno stimolo in più per voi?
«Lo sappiamo e speriamo di potergli fare un bel regalo. Ci aspetta una gara maschia contro la squadra che in Italia esprime il calcio più bello. Non partiamo battuti, abbiamo molte carte da giocare».
Che cosa cambia quando si gioca alle 12,30?
«E’ una questione di abitudine. Fai le stesse cose con tempi diversi. Noi ci alleniamo quasi sempre di mattina e a quell’ora spesso siamo in campo a lavorare. La partita è un’altra cosa ma giocare all’ora di pranzo non rappresenta un problema».
Pensate solo alla salvezza?
«Conquistarla è il nostro scudetto. In questi due anni abbiamo fatto cose fantastiche. Vinto il campionato di serie B e dopo 15 giornate abbiamo una classifiche che ci piace anche se ci sono stati dei brutti scivoloni». Prima la raggiungiamo meglio è, perché andare in campo con la testa libera diventa un grande vantaggio».
Parliamo della promessa Nicolò Barella. Ha voglia e testa per sfondare?
«Intanto ha talento. Voglia ne ha da vendere, la testa ce l’ha sulle spalle. Ha le carte in regola per affermarsi. Ma di acqua sotto i ponti ne deve passare tanta. L’importante è che continui su questa strada».
Cagliari società ambiziosa che lavora per costruire un futuro importante. Lei che idea si è fatto?
«Quando ho accettato di venire in Sardegna ho capito che le idee erano importanti. Il lavoro fatto ha dato grandi risultati. C’è tanto da fare ma il presidente è circondato da uno staff di persone competenti e appassionate».
Lei viene dalla Juventus che con lo Stadium ha fatto un salto di qualità. Con le dovute proporzioni, lo farà anche il Cagliari quando costruirà lo stadio di sua proprietà?
«E’ fondamentale. E’ un simbolo, la tua casa. Noi alla Juventus sapevamo che quell’impianto era nostro, il luogo dove costruire le vittorie. Non è solo un problema di avere i tifosi vicino al campo, il discorso è più ampio. Per stare a grandi livelli nel avere uno stadio tuo è un punto di partenza dal quale non si può prescindere».
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