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La Dinamo danza sul baratro poi trova lo sprint vincente

di Andrea Sini
La Dinamo danza sul baratro poi trova lo sprint vincente

I sassaresi superano la Dolomiti Energia Trento grazie a un grande secondo tempo Ospiti in vantaggio di 15 al 22’, poi la squadra di Pasquini reagisce e ribalta la partita

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SASSARI. Prendi questi due punti e corri più veloce della luce verso l’uscita del tunnel, perché della Dinamo c’è poco da fidarsi. Mai fidarsi di una squadra che saltella sull’orlo del precipizio, sul -15, che reagisce alla grande ma poi fa di tutto per buttare via una vittoria ormai messa in tasca. È la solita Dinamo, insomma, quella che supera con estrema fatica la Dolomiti Energia Trento, 69-66, in un vero e proprio spareggio per entrare nella Final Eight. I sassaresi vincono in volata capitalizzando al massimo 12-13 minuti giocati alla grande, tra il 25’ e il 37’, con un break di 38-13, rischiando però l’osso del collo nel solito finale in apnea.

Le cose positive. La vittoria, prima di tutto, che dopo 8 sconfitte nelle ultime 9 gare (0-4 in campionato) vale come un’intera bombola d’ossigeno. Poi la difesa, che dal 10’ in poi ha concesso agli ospiti appena 39 punti, e la risposta di Lacey (19 punti, 17 nel primo tempo), reduce da alcune prove inguardabili. Infine l’esordio del nuovo play David Bell, che con appena un paio di allenamenti con il nuovo gruppo ha giocato una buona partita, segnando 18 punti, 14 dei quali nel secondo tempo.

Cosa non va. La solita scimmia degli ultimi minuti c’è ancora, perché dopo la rimonta, sul +10 a 3’30” dalla fine, il Banco ha incassato un break di 0-7, concedendo per ben due volte agli avversari il tiro della parità. Se nell’ultimo mese alcune sconfitte erano arrivate per pura sfortuna, stavolta la dea bendata è stata benevola nei confronti di biancoblù. Che fanno ancora troppa fatica in attacco e che si sono affidati troppo spesso alle giocate dei singoli.

Le scelte. Pasquini lascia in tribuna Johnson Odom e Lawal, non al top dopo la distorsione di Zielona Gora. Bell parte in quintetto insieme a Lacey e Carter, con Sacchetti e Lydeka vicino a canestro. Pasquini ruota dieci uomini ma alla fine di fatto gioca con 7, aggiungendo 7’ a testa per Olaseni, nuovamente bocciato, e Devecchi.

25’ da incubo. L’attacco sassarese balbetta, mentre Trento trova fluidità e percentuali alte. Baldi Rossi, Craft e Jefferson firmano il primo break e alla prima sirena è già allarme rosso: 14-27. Pasquini cambia tutto, gli ospiti perdono Jefferson per infortunio ma sono in piena fiducia. La Dinamo si mette se non altro a difendere decentemente, aggrappandosi in attacco a Lacey (17 punti a metà gara), ma il -12 (29-41) dell’intervallo è preoccupante. Savanovic becca fallo tecnico per proteste, i sassaresi lavorano duro in difesa ma gli errori si susseguono: Trento rimette la quarta e schizza a +15 (31-46) a 6,37”, con il pubblico che inizia a spazientirsi.

La riscossa. I biancoblù stringono i denti, Trento inizia a sbagliare qualcosa e il Banco tira finalmente la testa fuori dall’acqua con due triple di Savanovic (39-48 a 4’46”). La molla è scattata: la Dolomiti non vede più il canestro, Lydeka e Savanovic spingono per l’aggancio. Alla terza sirena è 51-51, poi finalmente in attacco arriva la grandine: le combinazioni da tre punti di Bell, Carter, Stipcevic e ancora Bell valgono il +9 (63-54) a 6’47” dalla fine. La squadra di Buscaglia reagisce (63-57) ma la difesa di Sassari fa ancora la differenza.

La scimmia. A 3’30” è ancora +10 (69-59) e sembra fatta. Invece a Carter&c. manca ancora una volta il colpo di grazia (Stipcevic fa 0/4 dalla lunetta), Trento piazza un breka di 7-0 e risale sino a -3 (69-66). Baldi Rossi fallisce la tripla della parità a 50”, gli arbitri si incartano, e tra il recupero di Bell e l’errore di Savanovic, negli ultimi 5” gli ospiti riescono ad attaccare per l’overtime: a 1” dalla sirena Baldi Rossi tira fuori equilibrio e il palazzetto rischia di scoppiare per il sospiro di sollievo di 5mila persone a rischio infarto. La Dinamo riparte da qui, ma ora deve assolutamente diventare “grande”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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