LO SFIDANTE
NUORO. Gianni Usala, nuorese di 66 anni, ex velocista (oltre calciatore), allenatore e dirigente, ma anche docente di educazione fisica, è stato presidente del comitato provinciale. «L’atletica sarda...
NUORO. Gianni Usala, nuorese di 66 anni, ex velocista (oltre calciatore), allenatore e dirigente, ma anche docente di educazione fisica, è stato presidente del comitato provinciale. «L’atletica sarda non è purtroppo quella che ebbe un momento d’oro tra gli 80 e i 90, siamo in forte declino. Non si esprimono più i risultati collettivi di un tempo (pur con qualche individualità di spicco), quelli che specie nella velocità diedero lustro all’isola. È’ un’atletica povera di personaggi, dirigenti e giovani, è venuto meno il rinnovo generazionale. Si soffre anche per le carenze economiche, anche per colpa di una gestione federale che non ha saputo alzare la voce facendo fronte comune con le società, per avere pari dignità ad esempio con gli sport di squadra, che in Sardegna prendono più soldi».
Secondo Usala «nell’ambiente manca il dialogo, c’è frattura tra Fidal regionale e società, molto critiche a livello tecnico. Purtroppo votano anche i presidenti che non scendono mai in campo e non hanno mai visto una gara su pista». Che fare? «Un cambio nel senso di un ringiovanimento sarebbe positivo, confrontandosi e dialogando si possono trovare soluzioni; c’è da curare l’immagine, venuta meno rispetto ad altre discipline e che lascia in ombra i risultati di valore della pista. Si fanno cose che potevano andare bene 20 anni fa, ma che ora sono inadeguate».
Usala è convinto che si è sbagliato «nell’accentrare gran parte dell’attività sulle corse su strada, tralasciando la pista che invece deve prevalere e deve essere più curata anche sotto l’aspetto spettacolare. Occorre maggior attenzione all’attività assoluta, di qualità. Quella giovanile deve articolarsi in maniera diversa, non copiando i senior». Circa l’aspetto gestionale delle società «non c’è una crescita culturale dei dirigenti e non c’è autonomia da parte dei comitati provinciali, che sono sì sotto la gerarchia del regionale ma sono di fatto con le mani legate». Si rende conto che scalzare Lai è estremamente difficile, ma «io ho divulgato il mio programma –dice –, dall’altra parte non ho visto nulla. Prevalgono i giochi dietro le quinte. Non ho interessi, la mia candidatura ha lo scopo di incoraggiare la gente a uscire allo scoperto e non solo a lamentarsi». (a.palm.)
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