Sicilia amara per la Dinamo Final Eight di nuovo in forse
Il ko di Capo d’Orlando è figlio delle solite carenze del gruppo a livello caratteriale ma con il rientro di Lawal si può cambiare rotta e dare un nuovo senso alla stagione
Schizofrenica, umorale, lunatica. Mai cinica quando c’è bisogno di essere cattivi e affondare il colpo, mai serena quando c’è semplicemente da riordinare le idee e riprendere a giocare nel modo giusto. La trasferta in terra siciliana ha visto la “solita” Dinamo perdere nel solito modo. Non all’ultimo tiro, stavolta, ma comunque dopo avere sperperato un vantaggio prezioso, costruito in un primo tempo giocato ad altissimi livelli su entrambi i lati del parquet.
Final Eight a rischio. Il ko di Capo D’Orlando pesa, e tanto, sia a livello morale che sulla classifica. Per la prima volta da inizio stagione, in base ai risultati di ieri sera (in attesa dei due posticipi di oggi), in questo momento i biancoblù si trovano fuori dalle prime otto. Dopo dodici giornate di campionato, e con tre gare ancora da giocare prima della fine del girone d’andata, i sassaresi vedono la qualificazione alla Final Eight in bilico, con la prospettiva di un calendario tutt’altro che semplice: martedì 27 arriva al palazzetto la Fiat Torino di Frank Vitucci, a Capodanno i biancoblù saranno in campo al Taliercio contro la Reyer Venezia, per poi ospitare la Pasta Reggia Caserta, una delle sorprese del campionato.
Esame fallito. A proposito di sorprese, la Betaland di coach Di Carlo è di certo la squadra che sta facendo meglio dell’intera serie A, in rapporto a budget e aspettative: una squadra con una struttura inusuale (nessun centro classico, nessuna point guard americana, ma tanti giocatori duttili e di grande talento), che da qualche tempo ha trovato l’equilibrio perfetto e, giocando sulle ali dell’entusiasmo, in casa è praticamente imbattibile. Data l’oggettiva difficoltà di un match comunque ampiamente alla portata dei sassaresi, la sfida contro Drake Diener e compagni rappresentava un perfetto test per verificare lo stato dell’arte dopo l’uscita dal lungo tunnel attraversato tra novembre e dicembre. Da questo punto di vista la squadra di Pasquini ha fallito abbastanza clamorosamente la prova di maturità, perdendo l’occasione per allungare la striscia positiva e per continuare riguadagnare la fiducia persa per strada. Oltre che per dimostrare di avere guadagnato la “consistenza” tanto invocata da Pasquini.
Fatica sprecata. Nel primo tempo la Dinamo ha lavorato duro per togliere ai siciliani le certezze costruite in questa prima parte di stagione. Difesa dura, gioco paziente ma fluido, con il coinvolgimento dei lunghi e una grande partecipazione degli esterni. Sacchetti e compagni hanno spinto sull’acceleratore scavando con un break di 15-0 un solco profondo nella gara, trovandosi a +17 nei primi minuti del terzo quarto. A quel punto la corrente ha iniziato a mancare, soprattutto a livello offensivo, un po’ per l’aggressività dei siciliani e un po’ perché - come ha sottolineato Pasquini - il Banco ha smesso di giocare la “sua” partita, finendo nel terreno disseminato di mine scelto come campo di battaglia dall’Orlandina. I padroni di casa sono rientrati lentamente, recuperando via via fiducia mentre la Dinamo non è stata capace di rimettersi in carreggiata. Il tutto a causa della scarsa personalità.
Aspettando Lawal. Ancora una volta sulla graticola finiscono un po’ tutti. Dal coach all’ultimo arrivato, David Bell, passando per Gabe Olaseni. Se il coach ha sulla coscienza il fatto di non essere ancora riuscito a rendere solido mentalmente il gruppo, il centro britannico è stato autore della solita prestazione assolutamente inconsistente. Ma la prestazione negativa costata davvero cara al Banco è quella del nuovo play: Bell massacrato dagli arbitri, di fatto non è mai entrato in partita e non è riuscito a dare quell’ordine che sarebbe stato fondamentale per seguire il piano partita. La settimana prossima rientra Lawal e con l’inserimento del nuovo centro la squadra avrà una fisionomia definitiva.
Da qui a un paio di settimane, dunque, anche la posizione di coach Pasquini, criticato aspramente da una parte della tifoseria ma difeso a spada tratta dalla società, potrà – eventualmente – essere messa seriamente in discussione.
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