Cagliari, dall’inferno al paradiso
gara batticuore: dall’1-3 al 4-3. Borriello e Farias (doppietta) salvano la panchina di Rastelli
INVIATO A CAGLIARI. Dall’inferno al paradiso in una manciata di secondi. A mezz’ora dalla fine il Cagliari era morto e sepolto, dentro un tunnel senza via d’uscita. La panchina di Rastelli per aria e i tifosi inferociti. In 13’ è cambiato tutto. Prima Borriello ha ridato speranza ai rossoblù, poi si è scatenato Farias che con una doppietta ha capovolto l’esito di una gara che sembrava segnata. In pochi secondi si è passati dallo sconforto all’apoteosi, lo stadio dalla tristezza alla gioia. È’ una vittoria fondamentale, che riporta serenità in un ambiente che aveva i nervi a fior di pelle. Ma non cancella le perplessità su una squadra “pazza”, che subisce gol a raffica (42 in diciotto gare) e presta troppo il fianco alle ripartenze degli avversari. Manca equilibrio, bisogna lavorare nella fase di non possesso, tallone d’Achille di un gruppo nel quale si è aperta qualche crepa. L’unita è stata la carta vincente del Cagliari nell’ultima stagione. È meglio che chi lo ha dimenticato se lo ricordi in fretta.
Rivoluzione. Se non lo è poco ci manca. Sono quattro le “facce nuove” rispetto alla gara di Empoli e cambia anche il modulo: si passa al 4-4-2. Rafael sostituisce Storari (influenzato) che guarda la partita dalla panchina. Capuano a sinistra in difesa, Salamon al posto di Ceppitelli. Di Gennaro torna davanti alla difesa, Barella si sposta a destra, Padoin a sinistra, Farias fa coppia con Sau in attacco. Di Francesco schiera il Sassuolo col tridente e lascia l’ex Matri in Panchina.
Sau Colpisce. È una gara difficile. Il Sassuolo pressa alto, chiude tutte le linee di passaggio. Il Cagliari fatica a costruire l’azione. Ci pensa Sau su angolo a sbloccarla. È il più rapido su un palla vagante in area poco prima spizzata di testa da Salamon. Il gol fa diventare la testa dei rossoblù più leggera ma è un’illusione.
Patatrac. La squadra di Rastelli si rilassa e viene severamente punita dagli emiliani. Prima è Adjapong ad approfittare di una dormita generale, beffando Rafael sul suo palo. Passano 3’ ed è Pellegrini a fare ancora centro. Nessuno gli va incontro, arriva al limite, prende la mira e la butta dentro. Una mazzata. In soccorso del Cagliari arriva l’arbitro Celi che espelle in modo fiscale Pellegrini per un fallo su Di Gennaro. L’uomo in più dovrebbe rianimare la squadra sarda ma non è così. Rastelli fa entrare Borriello per Dessena che non la prende bene. Lancia la fascia di capitano per aria e va via senza passare dalla panchina. Brutto segnale.
Sconforto. Ti aspetti un Cagliari che torna in campo con la bava alla bocca. Non è così. Anzi è il Sassuolo a trovare spazi e sfiorare più volte il terzo gol. Che arriva su rigore segnato da Acerbi e concesso per un fallo di Pisacane sul lanciato Ragusa. È’ notte fonda, i tifosi fischiano la squadra.
Dall’inferno al paradiso. Il Cagliari sembra un pugile sull’orlo del ko. Rastelli è disperato ne getta nella mischia anche Joao Pedro, fuori Pisacane. Borriello, servito da Farias ridà speranza ai rossoblù che da quel momento si trasformano. Fuori anche Sau (che non gradisce), dentro Giannetti. Come per magia, sale in cattedra Farias fino a quel momento non sempre brillante. Realizza il momentaneo pari con un tiro di controbalzo e una manciata di minuti dopo, fa partire un forte diagonale dal limite dell’area che finisce la sua corsa nel palo opposto. È una liberazione, i tifosi quasi non credono ai loro occhi. Il finale è vissuto in apnea e i tre fischi finali vissuti come una liberazione. Per il Cagliari sarà un bel Natale, ma c’è tanto, tanto lavoro da fare per colmare le lacune che anche ieri emerse impietosamente.
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