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La gioia di Farias: «Siamo stati bravi»

La gioia di Farias: «Siamo stati bravi»

Il fantasista: «Grande prestazione di cui essere orgogliosi» Il brasiliano vanta la capacità dei compagni di non disunirsi

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CAGLIARI. «Siamo stati bravi». Parole e musica di Diego Farias. La sintesi per una squadra che ha saputo sputare sangue. Proprio come aveva chiesto il tecnico. In sala stampa si respira l'aria di chi pare aver vinto un incontro di Champions. Farias, esplosivo nella seconda frazione, non molla: «Sono molto contento per le reti segnate, hanno concluso un bel momento e la reazione della squadra. Sicuramente so di poter dare ancora di più e meglio. Posso essere più continuo» dice il trequartista.

Il numero 17 ha messo in piedi gli undicimila accorsi al sant'Elia. La settima vittoria casalinga dei rossoblù premia la solidità mostrata da Giulini e dal management. «Adesso dobbiamo ricaricare le batterie – dice Farias –. Gli arbitri? Non ne voglio proprio parlare. Dobbiamo incamerare fiducia e forza. Le vacanze? Torno in Brasile, sono convinto che rientreremo più carichi che mai».

Fiducioso, ottimista, quasi lo spot della squadra che mette altri due punti (il Cagliari è a + 13 dal Palermo) dalla terzultima piazza, Farias si gode l'attimo. E rilancia: «Abbiamo fatto una grande prestazione, dobbiamo esserne orgogliosi, il Sassuolo non era e non è mai stata una squadra facile. Non ci siamo disuniti quando sono passati in vantaggio. Ho sempre avuto la convinzione, anche quando siamo stati sotto di due reti, che l'avremmo ripresa. Così è stato».

L'esterno dal dribbling che ubriaca elogia i compagni: «Siamo stati davvero bravi: sofferenza e attenzione, con quella voglia di non mollare mai. La doppietta? La dedico alla mia famiglia». Farias si rasserena. Un campionato vissuto a bordo campo, l'ennesima ricaduta per infortunio muscolare, i compagni partiti a tappo. Un insieme difficile da digerire. Ma ora il fantasista c'è. "Da sempre mi chiedete sulla mia posizione in campo, non ne ho una preferita, l'importante è stare in campo. Dove l'allenatore mi dice di giocare, io gioco». (m.fr.)

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