«Dopo 17 stagioni il mio basket ritorna sul campo»
Cristina Faedda lascia la presidenza della Fip provinciale L’effetto Dinamo, il caso-impianti e i giovanissimi da seguire
SASSARI. Senza basket no, non si può. Giocatrice con la Virtus (fedelissima, mai un’altra maglia), poi allenatrice prima nelle giovanili della Virtus e poi nel Basket 90 fondato con Stefania Bazzoni e Gaetano Micieli, quando a metà mandato nel 1999 Memmo Preti si dimette dalla carica di presidente provinciale della Federbasket lei si mette a disposizione, candidata insieme a Nereo Vasconi. Facile l’accordo, lui nel Comitato e lei alla presidenza. Rieletta, ancora rieletta e nel mentre accetta anche l’incarico nel direttivo regionale nel quale, durante il regno di Bruno Perra è rimasta senza intervalli fino alle recenti elezioni.
Maria Cristina Faedda, avvocato civilista sassarese con un incarico a Torino come giudice ausiliario in corte d’appello, segue da vicino i problemi della protezione internazionale, dei migranti e dei profughi.
Dopo 17 anni abbandona la scrivania e torna a bordo campo. Perché?
«Ho terminato con il comitato regionale per mia volontà. Dopo 17 anni ho pensato che fosse giusto lasciare il posto a qualcun altro, motivato, con nuovi stimoli. Un ricambio necessario, e le società hanno accolto positivamente il nome di Piero Sechi. Con Bruno Perra lavorerà bene».
Il tempo per il lavoro, e il tempo per il basket.
«Le cose da fare non mi mancano, uno dei motivi per i quali ho lasciato l’incarico provinciale è anche questo».
Da giocatrice ha affrontato Nunzia e Roberta Serradimigni. Da una nazionale e un’olmpionica a oggi, al niente o quasi. Com’è cambiato il suo basket?
«Con Roberta ho fatto anche una selezione al centro di Morbegno. C'erano il Sant'Orsola in A2, la Virtus e la Fortitudo, il Nord Sardegna nel basket femminile era importante. Ora è vero, arranchiamo. Ma è il trend nazionale».
Lo dicono i numeri.
«I numeri li ha la mia società, il Basket 90. Olmedo è sparita, Porto Torres fa la C. Il problema è che noi riteniamo giusto e corretto fare il campionati che ti consente di fare il tuo vivaio, mentre altri hanno il piacere di fare un campionato serio con altre ragazze».
C’è l’esempio Mercede alghero, per due anni in A1.
«Sì però ha fatto non uno ma quattro passi indietro. Se non fai un lavoro che è faticosissimo...ma non lo puoi fare se non hai impianti, istruttori e organizzazione, e non sono d’accordo sul fatto che la federazione ha delle responsabilità. In troppi si piangono addosso. E insieme ai giocatori bisogna costruire i tecnici, i dirigenti e una classe arbitrale».
Meglio il basket maschile, nel corso dei suoi mandati.
«C’è un presupposto diverso, i numeri sono tre volte quelli delle bambine, puoi lavorare tu e far lavorar loro. 18 squadre nei campionati maschili e 6 in quelli femminili, quindi giochi tre volte tanto e maturi tre volte tanto».
Come mai?
«E’ uno degli effetti-Dinamo, anche se Sassari è limitata dall’impiantistica, un problema che Cagliari non ha».
Effetto Dinamo ma la Silver Porto Torres è sparita, la Santa Croce Olbia anche. E Nuoro vivacchia in D.
«Effetto Dinamo vuol dire principalmente entusiasmo e reclutamento. il resto è un problema di risorse e di equilibri non facili da gestire».
Le soddisfazioni sono arrivate anche dalla carrozzina.
«Dalla nostra federazioen sorella, ma non solo. Ho festeggiato la Mercede in A1 lo scudetto e le coppe Dinamo».
Ora? I programmi?
«Riguardano il Basket 90. Vogliamo aumentare i tesserati soprattutto nel minibasket, e abbiamo un sogno nel cassetto: un impianto tutto nostro, con la foresteria... ma è un sogno». (mac)
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