La Cina manda nel pallone anche Tevez
Quaranta milioni l’anno per l’ex juventino, ultimo acquisto di un mega progetto che punta al dominio del mondo del calcio
ROMA. Il pallone sta cambiando davvero e rotola sempre più verso l'Estremo Oriente e la ricchissima Super League cinese. Il calciomercato invernale non è ancora cominciato che già una valanga di milioni di yuan, dollari o euro che siano si è riversata nelle casse dei club di mezzo mondo, Europa e Sudamerica in testa.
Gli ultimi grandi acquisti sono due star del calibro di Oscar (Chelsea) e, proprio ieri, Carlitos Tevez (Boca) che hanno scelto la nuova Mecca del calcio mondiale: per l'Apache lo Shenhua Shanghai ha fatto follie, assicurandosi l'argentino 32enne per la cifra record di 40 milioni netti a stagione che proiettano l'ex Juve in cima alla lista dei più pagati.
Insomma, dopo i proclami e i primi acquisti milionari, adesso la Cina 'pallonara’ fa davvero sul serio: porta a casa le grandi stelle (e, cosa importante, non tutte in declino) del calcio mondiale e punta a diventare superpotenza mondiale entro il 2050. Quelli che una volta erano i programmi pluriennali di pianificazione economica della Cina maoista adesso più prosaicamente parlano di pallone, stadi e calciatori, con l'obiettivo di creare 50 milioni di nuovi calciatori entro il 2020, con 20.000 nuove scuole calcio e 70.000 campi da qui a 4 anni. Tutto questo grazie alla spinta del presidente della Repubblica Popolare, Xi Jinping, deus ex machina del Piano e grandissimo appassionato di calcio.
Dopo il successo dei Giochi 2008 ed essere diventata una superpotenza del medagliere olimpico, la Cina del calcio ha invece sempre arrancato, con una sola qualificazione alla fase finale di Coppa del Mondo, nel 2002. Adesso però anche le autorità politiche hanno chiesto un cambio di passo e Xi Jinping ha detto a chiare lettere che auspica di vedere la Cina vincere un Mondiale da qui a 15 anni. Il piano pluriennale, pubblicato in aprile, stabilisce obiettivi a medio-lungo periodo, compreso quello di garantire, entro il 2030, un campo di calcio ogni 10.000 cinesi, auspicando tra l'altro che la nazionale diventi sistematicamente una delle prime squadre d'Asia. Per la nazionale femminile punta ancora più in alto: tra le prime al mondo entro il 2030. Con queste premesse, chiedono le autorità, entro il 2050 la Cina dovrebbe diventare «una superpotenza del calcio mondiale», contribuendo in modo significativo allo sviluppo dell'intero sistema.
Attualmente la Cina occupa l'82° posto nel ranking Fifa, peggio di micro Paesi come Capo Verde, Panama e Benin. Dopo lo scandalo corruzione negli ultimi anni, il governo di Pechino ha intensificato gli sforzi per cercare di far decollare il calcio e diversi club hanno cominciato a finanziare ricchissime campagne acquisti che ha portato fior di stelle (con ingaggi milionari) nella Super League e tecnici (il primo è stato Lippi, adesso tornato alla guida della nazionale). È da almeno un triennio insomma che i club cinesi investono per migliorare il livello del calcio nazionale, tanto che l'Afc (la federazione asiatica) si è imposta come seconda forza in termini di investimenti. Con un distinguo però da non sottovalutare rispetto al passato: se una volta, i vari Pelé, Beckenbauer, Chinaglia sceglievano l'America come esilio dorato di fine carriera (così come hanno fatto di recente anche Gerrard, Raul, David Villa e Pirlo), adesso la Cina vuole convincere il resto del mondo che il futuro e la bellezza del calcio passa per altre latitudini, che non solo solo quelle europee.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
