Dal diario di bordo: un’onda come una... cannonata
CAGLIARI. Dal freddo artico all'estate australiana di Fremantle, città a pochi chilometri da Perth che nell’87 ospitò Azzurra nella sua seconda sfida dell’America’s Cup. Nel porticciolo della città...
CAGLIARI. Dal freddo artico all'estate australiana di Fremantle, città a pochi chilometri da Perth che nell’87 ospitò Azzurra nella sua seconda sfida dell’America’s Cup. Nel porticciolo della città australiana, Gaetano Mura ha ormeggiato alla vigilia di San Silvestro il Class40 Italia che, per riprendere il Giro del mondo, ha bisogno di urgenti lavori che dovranno ripristinare le funzionalità elettroniche dell'imbarcazione, danneggiate dalle tempeste incontrate nell'Oceano Indiano. Il più tempestoso, dove il giorno dopo Natale sono iniziati i guai per l'imbarcazione.
Avarie importanti che, a malincuore, hanno costretto il 48enne navigatore di Cala Gonone ad interrompere dopo sessantacinque giorni di navigazione la circumnavigazione della terra a vela in solitario senza scalo e assistenza.
Non si dà pace Gaetano Mura, che mentre assaporava già di doppiare Cape Leeuwin, ha dovuto invece riparare a Fremantle, dove è sfumato il record senza scalo e assistenza.
E la sua amarezza la scrive nel suo diario di bordo, dove spiega ogni dettaglio che ha determinato l'inversione della rotta di Italia: «La forte depressione di Natale stava lentamente passando - racconta nel suo primo resoconto dalla terraferma - le condizioni tuttavia erano ancora dure con grossa onda e un vento sostenuto che tornava spesso sui 40 nodi. Subito dietro la depressione si andava formando una situazione meteo piuttosto complicata e particolare di cui miei meteorologi, già da qualche giorno, stavano monitorando l'evoluzione».
Gaetano sperava che la tempesta calasse d'intensità e che Italia potesse anche questa volta uscire indenne così come accaduto 22 giorni prima, quando aveva urtato un corpo sommerso non identificato: « Ma è arrivata a bordo una cannonata. Italia è cascata nel vuoto con un rumore di legno spezzato, si è inclinata sul fianco e l'onda frangente ci ha sommersi riuscendo, per la pressione, a infilarsi ovunque. Black out. Gli strumenti si sono spenti, l'antenna satellitare è andata fuori uso, la centralina del vento ha iniziato a dare cifre improbabili, il pilota automatico di conseguenza. Niente più mail, niente più telefono e grosse anomalie all'impianto elettrico in generale».
E’ in attesa di riparazioni Italia. Al suo capezzale si stanno adoperando esperti specialisti in questi primi giorni del nuovo anno, che segnano 38 gradi, come a Ferragosto.
Vuole ripartire al più presto il Class40 con a bordo l'ocean race sardo per riprendere l'impresa interrotta a metà strada.
Sergio Casano
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