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Il momento d’oro di Fabio Pisacane: «Felice? Di più»

di Mario Frongia
Il momento d’oro di Fabio Pisacane: «Felice? Di più»

Il terzino racconta il suo 2016, dalla serie A alla paternità «So cosa significa soffrire e lotterò ancora per quest’isola»

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CAGLIARI. «A San Siro ho giocato due volte contro l'Inter: in coppa Italia ho colpito un palo, in campionato mi hanno annullato il gol. Magari col Milan faccio centro. Battute a parte, senza le tante reti subite, il Cagliari neopromosso con 23 punti a +13 dalla terzultima, sarebbe la sorpresa della A». Fabio Pisacane spazia senza timori. In campo e fuori. Diretto, senza fronzoli, napoletano verace: «I Quartieri spagnoli? So cosa vuol dire viverci. Chi ci nasce deve crescere in fretta. Cagliari e Napoli sono due città splendide, entrambe ricche di valori, storia e umanità».

Terzino da combattimento, risorsa pregiata per Rastelli, che gli ha dato la maglia in uno dei tornei più complessi al mondo, Pisacane si gode l'attimo. E nel mirino mette a fuoco il bersaglio grosso: «Domenica al Milan leverei Suso. Ci aspetta una partita difficile ma stiamo lavorando duro. Con la testa siamo già al Meazza». La conferenza allo Store rossoblù apre l'anno e chiude dodici mesi da leggenda. Tifoso del Boca Juniors con tatuaggio e parastinchi griffati («Ho pensato all'animo degli argentini»), l'uomo dei premi, per la tenacia (The Guardian) e per la probità (Fifa), mostra profilo basso: «Dai messaggi di presidenti e compagni ho capito l'importanza del riconoscimento avuto dal quotidiano inglese. Ringrazio il Cagliari che, come me, ha per parola d'ordine lavoro, forza e sacrificio. I premi sono belli ma ai miei figli voglio trasmettere volontà e determinazione, indispensabili per raggiungere qualsiasi traguardo».

-Quali sono stati i tre momenti più importanti del 2016?

«Un anno splendido. Devo ringraziare tutti ma soprattutto me stesso: ci ho sempre creduto fin dalla grave malattia che ho avuto da ragazzino. Poi, metto al primo posto la nascita di mio figlio Francesco, arrivato il 27 dicembre. Al secondo, l'esordio in serie A e al terzo le feste di Natale trascorse con la famiglia».

Annata speciale. Con una macchia: il deferimento.

«Ero già finito sotto il fango un anno fa, mi avevano accostato a tentativi di combine, già denunciati e la Fifa mi ha nominato ambasciatore. Viviamo in un Paese malato. Ho la coscienza a posto, vedremo come finirà».

Stiamo nel 2016. Dalla B alla A: qual è la sensazione?

«Ci sono diverse categorie di differenza. In A all'80 per cento della condizione non puoi presentarti. Conosco i miei limiti e so cosa dare fisicamente e mentalmente per sopperire alle lacune. Vado avanti per la mia strada: non saranno una coppa o una medaglia a cambiarmi».

Il debutto in A a trent'anni. Come lo ricorda?

«Il mio pianto in tv dopo l'esordio del 18 settembre con l'Atalanta ha fatto il giro del mondo. Sono un istintivo, mi sono rivisto, non lo rifarei. Sono grato al mister, alla società e ai compagni».

Spogliatoio a pezzi e calo fisico: qual è la verità?

«Se non ci credi e corri fino all'ultimo, non passi dall'1-3 a 4-3 col Sassuolo. L'imbarcata col Napoli nasce da una partita giocata più in settimana che in campo. Siamo stati timorosi e dopo il primo gol non è scattata la molla giusta, anziché reagire abbiamo pensato al dispiacere per i tifosi. A Empoli ci siamo portati appresso troppa tensione. Ma sono polemiche assurde: siamo in linea con gli obiettivi».

Pisacane, la panchina di Rastelli ha vacillato?

«Solo voci. Il mister ha grande lucidità specie nei passaggi delicati. Siamo compatti e con lui. Si è visto col Sassuolo».

Le risulta Storari in partenza?

«Marco è un caro compagno, abbiamo vinto la B. Se accadesse mi dispiacerebbe».

Ha un augurio per il 2017?

«Penso alla buona salute e vorrei almeno quel che ho avuto l'anno scorso. In ogni caso, la mia condotta di vita non ammette scorciatoie o compromessi utili ad andare avanti. E tengo a mente quel che ho sofferto: difendere ciò che ho avuto dopo la malattia è uno dei miei principali obiettivi».

Il contratto col Cagliari scade nel 2018. Pensa al rinnovo?

«No. Non è prioritario, penso solo a dare il massimo. E sono strafelice per aver portato con i premi e la mia storia i colori del Cagliari in mezzo mondo».

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