«Le cose giuste al momento giusto»
Coach Federico Pasquini soddisfatto. Gli avversari: «Brava Sassari, ha meritato»
SASSARI. «Sono veramente soddisfatto, dopo due importanti successi in campionato affrontavamo l’avversario più tosto del girone, e loro riposavano dal 26 dicembre. La chiave è stata l’inizio del terzo quarto, quando ho chiesto ai miei di fare uno sforzo extra per dare il meglio contro il loro talento e la loro fisicità. Poteva mettersi male e invece li abbiamo lasciati dietro, quando contava abbiamo fatto le cose giuste», è il commento a caldo del coach della Dinamo Federico Pasquini dopo la vittoria sull’Aek Atene.
La scimmia delle sconfitte all’ultimo secondo ieri ha lasciato il PalaSerradimigni delusa. «Mi ha fatto piacere vedere che nei momenti determinanti siamo stati svegli – prosegue l’allenatore dei sassaresi – c’è ancora molto da fare e molto da lavorare, l’Aek è stata brava ma mi piace pensare che siamo stati consistenti come squadra».
E come gruppo italiano, che ieri senza l’assenza forzata di Devecchi avrebbe battuto il record di minutaggio. «Sono tutti competitivi – prosegue Pasquini –, siamo undici più Ebeling e sono soddisfatto del fatto che non c’è nessuno che non regge il passo, tutti mi danno fiducia».
Anche Carter e Olaseni, ancora a bordo campo. «Non sono scelte definitive»», chiude il tecnico degli ieri biancoverdi.
Soddisfatto anche Diego Mondali, partito in quintetto nell’euromatch più importante della stagione. «L’ho saputo il giorno prima – racconta il giovane play della Dinamo –, sono stato contento e spero di aver ripagato la fiducia del coach».
Dall’altra parte, il tecnico dell’Aek Zdvoc parte dai complimenti alla Dinamo: «A Sassari auguro il meglio – commenta in sala stampa –. Nel primo tempo non siamo andati bene, abbiamo reagito nel secondo e avremmo potuto vincere ma Sassari ha giocato meglio e ha meritato il successo». Complimenti condivisi con il suo giocatore Mavroeidis: «Sapevamo che la Dinamo ha tanta qualità, abbiamo sofferto e dopo l’intervallo abbiamo cercato di recuperare il gap, ma non ci siamo riusciti».
Mario Carta
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