Stadio e Europa Il Cagliari sogna un anno super
L’Olbia vuole consolidarsi, Arzachena cresce La Torres spera di evitare un altro fallimento
CAGLIARI. L’anno appena cominciato potrebbe essere quello del rilancio per il calcio sardo. Dopo le vicissitudini che hanno messo in ginocchio società blasonateche hanno scritto pagine importanti della storia del pallone nell’isola, i nuvoloni potrebbero aprirsi e il cielo tornare sereno. Il Cagliari, rientrato in serie A dopo un anno in purgatorio, ha quasi messo in cassaforte la salvezza, obiettivo prioritario di una stagione cominciata con un contagioso entusiasmo. La formazione rossoblù a metà strada può contare su un consistente vantaggio (13 punti) sulla zona a rischio che spera di incrementare nel girone di ritorno.
Il 2017 sarà anche l’anno dell’inizio dei lavori per la costruzione del nuovo stadio. Sorgerà sulle ceneri del Sant’Elia. L’iter procede spedito e a marzo (se non ci saranno ostacoli) dovrebbero partire gli interventi per la realizzazione dell’impianto provvisorio che ospiterà le partite del Cagliari per quasi due anni. Nascerà nella zona che attualmente ospita i parcheggi del settore Distinti. Il progetto stadio è una tappa fondamentale nel processo di crescita di un club professionistico. Il presidente Tommaso Giulini sa che è l’unica strada per consentire alla società che dirige di fare il salto di qualità e puntare in futuro all’Europa.
Grandi progetti anche a Olbia, diventata la seconda realtà calcistica della Sardegna. L’obiettivo è quello di mantenere la categoria professionistica (serie C) conquistata a spese della Torres, società che sta vivendo forse il momento più brutto della sua ultracentenaria storia. Il patron Alessandro Marino lavora in sinergia col Cagliari e i benefici sono per entrambi i club. Poter avere giovani calciatori da valorizzare è un privilegio sia per chi li presta, ma anche per chi li tessera, in un momento nel quale le risorse economiche sono limitatissime. Anche in Gallura si sogna uno stadio nuovo ma è un progetto non a breve scadenza.
La Torres ha l’acqua alla gola. Le gestioni Capitani e Piraino si sono rivelate fallimentari. La società naviga in acque agitatissime ma è in atto un tentativo per salvarla dal naufragio. Si lavora in gran segreto con la speranza di mettere fine a una caduta libera senza fine. Vanno meglio le cose a Nuoro. Il presidente Artedino è un appassionato, un uomo che sta investendo economicamente e spera che qualche altro imprenditore lo aiuti per far crescere le ambizioni. Intanto l’obiettivo è quello di centrare i playoff, traguardo alla portata dei verdeazzurri.
Per le altre squadre sarde della serie D centrare la salvezza sarebbe oro colato. Qualche ambizione in più la coltiva l’Arzachena. mentre Latte Dolce, San Teodoro, Lanusei e Muravera dovranno sudare per mantenere la categoria. I primi rappresentano una realtà emergente che con una politica di piccoli passi sono riusciti a scalare i vertici del calcio regionale e adesso vogliono rimanere in pianta stabile nella quarta serie. Il massimo per una società di un quartiere popolare di Sassari.
Una serie che la prossima stagione ospiterà sicuramente il Tortolì, che nel campionato di Eccellenza ha fatto il vuoto. Con sedici punti di vantaggio dopo la prima di ritorno, ha ormai la promozione in tasca. E se il Lanusei si salva, l’Ogliastra potrà contare su due realtà in serie D. Un salto in avanti niente male per un territorio che non naviga nell’oro ma ha al timone dei due club persone serie, preparate, che non fanno mai il passo più lungo della gamba. Il segreto di Pulcinella ma che altri dovrebbero imparare a memoria per non mettere a rischio società che hanno una grande storia. Sassari è un esempio da non seguire.
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