«Ragazzi, sto bene e vi ringrazio tutti»
Luca Manca oggi lascerà l’ospedale di Chilecito dov’è ricoverato per la polmonite. Rientrerà in Sardegna lunedì notte
SASSARI. «Sto bene, sto bene. Mi fa male il fianco ma sto bene e ringrazio tutti per i messaggi che sto ricevendo». Luca Manca si sforza di sorridere, e dal lettino del pronto soccorso, sotto flebo, ci riesce. Per la rabbia, l’amarezza e la voglia di rivincita ci sarà tempo. Adesso le priorità del pilota sassarese caduto giovedì alla Dakar, dove tornava sette anni dopo l’incidente che lo aveva mandato in coma per due mesi, sono due: recuperare gli effetti personali lasciati un migliaio di chilometir prima al bivacco della carovana, e rientrare a casa.
Anzi, no. Prima di tutto Luca fino a tarda sera ieri stava disperatamente cercando un caricabatteria per il cellulare, in modo da non perdere il contatto con l’esterno e in primo luogo con la moglie Giuliana. E’ a lei, con l’ultima tacca disponibile, che Luca fornisce gli aggiornamenti, girati all’esterno attraverso la pagina Facebook.
«Sto bene, grazie a tutti. Ho trascorso la notte al pronto soccorso di Chilecito, in Argentina, attesa del ritorno a casa», è il messaggio del numero 99, caduto durante la nona tappa, a due giorni dallo striscione del traguardo di Buenos Aires, in un tratto nel quale andava proprio pianino. La caduta gli ha acutizzato un dolore alla schiena che lo infastidiva già da un po’, e i medici della corsa lo hanno fermato. Da lì, in ospedale, dove invece di una sospetta incrinazione delle costole gli è stata riscontrata una polmonite che si trascinava da qualche giorno. Da quando? Difficile dirlo, perché Luca aveva dolore, ma non febbre. Neanche una linea. Comunque, da cinque giorni, pare. In una gara folle come la Dakar non solo il percorso è duro, ma anche le condizioni ambientali. Tra Cile, Bolivia e Argentina si sale fino a quota 4000 metri, si torna a livello del mare, si viene sballottati sul toboga delle temperature: da trenta gradi nel deserto ai 2 gradi in altura. Poi, dalla grandine al sole, dalla sabbia alle alluvioni. Roba da supermen resistere e Luca ci stava riuscendo, brillando fino alla 47ª posizione in piena linea con l’obiettivo: arrivare.
«Sentivo il fiato corto da un po’ – ha raccontato Luca –, pensavo fosse dovuto all’altitudine e io non posso prendere le stesse medicine degli altri concorrenti, devo ricorrere alle ciucciate di ossigeno. Come sono caduto ho sentito dolore alla schiena, sul fianco sinistro. Pensavo a una botta alle costole, invece la lastra ha evidenziato la polmonite».
La lastra ieri a Sassari è stata esaminata anche dal medico personale di Luca, che ha concordato con la diagnosi di Chilecito, dove il sassarese è stato messo sotto antibiotici. Sta sempre meglio, anche se il dolore persiste. Per questo motivo, mentre inizialmente si era pensato di accompagnarlo con un’auto al bivacco della tappa che si è conclusa ieri, e da lì a Buenos Aires per farlo tornare a casa in anticipo, Luca è stato trasferito dal pronto soccorso al reparto, dove è rimasto sotto osservazione. E soltanto oggi verrà trasferito.
Stamattina (all’alba in Argentina) l’organizzazione con un taxi lo accompagnerà da Chilecito all’aeroporto di La Rioya, da dove con un volo interno (nelle sue condizioni può volare tranquillamente) raggiungerà Baires. Potrà finalmente recuperare un cambio e l’altra sua roba, visto che dal via della tappa non ha ancora potuto provvedere. La partenza per Linate (con scalo a Madrid) è prevista come da programma originale domenica alle 15. A Milano troverà i parenti, quindi già lunedì notte potrebbe essere a Sassari. A raccogliere l’affetto della moglie e dei figli, di amici e tifosi.
«Ringrazio tutti per il sostegno», ha fatto sapere ieri Luca a tarda sera su Facebook. Ma il tempo della rabbia verrà. Insieme alla tentazione di riprovarci. «Non ne abbiamo assolutamente parlato – racconta la moglie Giuliana –. L’argomento non è stato neanche sfiorato». Per ora.
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