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Cagliari, Ibarbo: «Sono in debito, mi farò perdonare»

di Mario Frongia
Victor Ibarbo
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Victor Ibarbo

Dopo due anni il giocatore colombiano riveste i colori rossoblù: «Ho sbagliato ad andare alla Roma, soltanto qui mi sento a casa»

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CAGLIARI. «Due anni fa non sarei dovuto andar via dal Cagliari. Ho solo 26 anni, questo treno non lo voglio perdere: darò il massimo per la squadra e la città».

Victor Ibarbo, un convoglio di emozioni a tinte forti. Presentato dal ds Stefano Capozucca, il colombiano si gode l'attimo. «Victor è qui per aprire un grande capitolo, non è certo un ripiego. L'ho sempre stimato fin da quando a Marassi contro il Genoa fece un gol da antologia, sembrava Will Coyote! Con Rastelli e il presidente Giulini siamo certi di avere un giocatore dalle enormi potenzialità con tante richieste che ci sono parse inadeguate». Tre stagioni in rossoblù, 15 reti, alcune da cineteca, il peregrinare in Europa e in patria. Il rientro dopo la crisi del Panathinaikos. «Sono di nuovo a casa mia, so di essere in debito con i tifosi: voglio dare tutto per la squadra e la città».

Victor, qual è il rammarico?
«Potessi tornare indietro, non andrei alla Roma. Ero infortunato e lo sapevano. Sono stato male e dopo tre mesi sono andato ai Mondiali. So che i tifosi cagliaritani non l'hanno presa bene. Ma mi farò perdonare. Inoltre, non ero pronto per una grande squadra, Ma adesso penso solo al Cagliari: devo dare un contributo importante al gruppo, forte ed esperto, con giocatori di grande carisma».

Ha parlato con Massimo Rastelli?
«Sì, mi ha incoraggiato e dato fiducia. Ha avuto parole che mi hanno dato una grande carica. Non abbiamo affrontato la questione del ruolo. Esterno, seconda punta, dove lui decide, gioco. E darò sempre il massimo: so di essere in debito con la gente e i tifosi sardi».

Ha preso la maglia 32, già di Matri e Giannetti. Perché?
«Qui avevo la 23 ma Ceppitelli non la molla (risate, ndr). Il numero è invertito, sono fiducioso, ci divertiremo».

Qual è la condizione fisica?
«Da affinare. L'ultima partita l'ho giocata a dicembre in Grecia, da venti giorni faccio palestra. Ieri ho iniziato a correre, seguo una tabella speciale. Per l'Atalanta mi sembra troppo presto, voglio fare una bella preparazione, anche per evitare infortuni. Ma se il mister mi chiama per la Juve, chissà».

Com'è stato l'impatto con l'ambiente?
«Pareva non fossi mai andato via. Ho giocato l'ultima volta in casa contro la Juventus, finì 1-3. Ma adesso, sono cresciuto e maturato. Ho cambiato tanti club, sono arrivato al Cagliari che avevo 19 anni. Ho tanta voglia di vincere e recuperare il calcio che ho perduto».

Cosa le hanno detto i compagni?
«Ho sentito subito tanto affetto, mi sono sembrati ringiovaniti! Quel che non ho fatto due anni fa, lo voglio fare adesso. Penso al mio futuro e a quello del club: il Cagliari non deve porsi limiti».

Salvezza e poi?
«Prima prendiamocela, poi vedremo di fare più punti possibili. Ho visto le partite con Bologna e Roma: c'è feeling, qualità e forza».

Victor, e la nazionale?
«Per ora, testa al Cagliari per ripartire al top e andare lontano: voglio dimostrare che posso fare grandi cose in serie A con la maglia rossoblù. Poi, c'è tutto il tempo per riprendere la maglia della Colombia».

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