Poca rabbia, molta paura: brutta Olbia
La sconfitta contro la Lupa Roma ha tante spiegazioni: giocatori e allenatore non hanno avuto il coraggio di osare
OLBIA. Doveva esserci una reazione forte: è avvenuto il contrario. L’Olbia perdente vista contro la Lupa Roma, invece di scendere in campo con la rabbia a mille per riscattare il ko subìto una settimana prima con la Pro Piacenza, è apparsa timida, impaurita, smarrita. E così deve averla vista e sentita il suo allenatore, Michele Mignani, che, forse per la prima volta, è sembrato voler giocare per il pareggio, non per vincere. Solo così si spiegano le sue scelte conservatrici, a zero rischi, sia sul modulo, sia sui giocatori scelti dal primo minuto e più ancora in corso d’opera.
Beffardamente - il pareggio, un risultato che i bianchi non amano e cercano di allontanare in tutti i modi: ne hanno appena 4, il numero più basso del girone A della serie C - avrebbe avuto un impatto psicologico forte, e notevole sulla classifica: con un punto, salendo a 32, l’Olbia oggi sarebbe dentro la zona playoff. Ma così non è andata, per via dell’ennesimo errore difensivo e per via di una debolezza strutturale della difesa. Ed è colsì arrivata l’undicesima sconfitta, la quinta al Nespoli.
Un passo alla volta. I giocatori, prima di tutto. Non sono entrati in campo con la giusta cattiveria. Glielo avevano chiesto prima il presidente Alessandro Marino, poi l’allenatore. Invece hanno fatto il compitino loro assegnato: niente di più. Non è sufficiente.
Il modulo, poi. La Lupa Roma ha giocato con il 4-3-1-2, lo stesso dell’Olbia. Tatticamente, le squadre si sono annullate a vicenda. Nessun guizzo, nessuna invenzione. E qui si è vista la debolezza dei bianchi. Non c’era Marco Piredda (alla seconda giornata di squalifica su tre), non c’era soprattutto Andrea Cossu. Il capitano ha avuto l’influenza in settimana, Mignani l’ha comunque convocato ma ha dovuto rinunciarvi all’ultimo momento.
Senza Piredda e Cossu, è tutta un’altra Olbia. Nella rosa non ci sono giocatori con le loro alte qualità tecniche, Ragatzu a parte e, forse, Benedicic, mandato ancora in panchina perché non al top della condizione; del regista, negli ambienti calcistici, si parla un gran bene.
L’Olbia, così, ha recitato il copione del 4-3-1-2 senza mai trovare un colpo di genio. Gli unici due numeri li ha fatti Ragatzu: due cross da sinistra, uno nel primo tempo, l’altro nel secondo, con rispettivamente Geroni e Muroni anticipati d’un soffio prima di scoccare il colpo vincente. Troppo poco.
E qui entra in gioco Mignani. Avrebbe potuto fare di più? Avrebbe potuto osare? Il tecnico, si sa, non ama gli azzardi. Lui, il modulo non lo cambia mai; non lo fa neanche quando manca Cossu sulla trequarti. Per uscire dal gioco degli specchi contro la Lupa, avrebbe potuto passare al 4-3-3; soluzione che presentava dei rischi (maggiore squilibrio a centrocampo) ma che, potenzialmente, poteva dare più chance di successo. Avrebbe potuto mettere in campo Benedicic molto prima, prendendosi qualche rischio sulla sua tenuta: ma avrebbe avuto un giocatore capace di illuminare il gioco. Benedicic avrebbe dovuto essere la soluzione nel momento in cui Mignani ha tolto una mezzala, Tetteh, e invece ha preferito l’opzione Feola, che per caratteristiche è molto simile a chi ha sostituito. E poi, perché togliere Ragatzu e non Ogunseye? Mignani ha detto che preferiva il secondo per la possibilità di sfruttare corner e cross. Vero, ma senza Ragatzu l’Olbia ha perso l’unica fonte di fantasia.
La verità è che, appunto, Mignani ha forse giocato, alla fine, per il pareggio. Può starci. Sarebbe finita così.
Ma l’errore nell’uscita di Van der Want (al rientro da titolare) e la difesa dell’Olbia strutturalmente inferiore come centimetri agli attaccanti avversari - aspetto che Mignani ha affrontato nel dopopartita - hanno vanificato la buona riuscita del piano. E se non si possono far diventare più alti i difensori - Pinna è stato sovrastato da Iadaresta, autore del gol, ma in panchina ci sono gli spilungoni Quaranta e il nuovo acquisto Iotti - si possono far diventare più forti psicologicamente tutti i giocatori.
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