La Virtus di Laura Sanna è la mina vagante della serie C
SASSARI. Attenti alla Virtus Sassari. Sono cose che si dicono sottovoce, ma è evidente che nessuno d’ora in poi prenderà alla leggera la squadra sassarese dopo l’exploit casalingo per 3-1 contro la...
SASSARI. Attenti alla Virtus Sassari. Sono cose che si dicono sottovoce, ma è evidente che nessuno d’ora in poi prenderà alla leggera la squadra sassarese dopo l’exploit casalingo per 3-1 contro la Stella Azzurra Sestu, una delle maggiori favorite per la promozione nella C di pallavolo. «I ragazzi hanno giocato tutti molto bene – dice Laura Sanna, alla sua prima stagione sulla panchina della formazione sassarese, unica donna ad allenare una squadra maschile nel massimo campionato regionale – ed alla fine siccome gli elementi ci sono, abbiamo vinto, anche se bisogna ammettere che loro hanno sbagliato molto. Ma per una volta noi siamo stati anche pronti ad approfittarne». Un bel risultato per una squadra che deve salvarsi. «Ad essere sincera il merito non è solo mio. Da quando è arrivato ad affiancarmi in panchina Luca Pagotto mi sta dando una grossa mano. Conosce i giocatori e prepara gli scout sulle avversarie, così io posso preparare allenamenti e partite in maniera più efficace. Poi in due in palestra si lavora meglio, e mi conforta in fatto che quasi sempre la pensiamo allo stesso modo. Il nostro obiettivo però rimane lo stesso, anche se io stessa all’inizio, vedendo il campionato e la mia squadra, ho pensato che si potesse fare anche qualcosa di più. In particolare prima tendevamo a scoraggiarci quando andavamo sotto con il punteggio, mentre adesso la squadra ha imparato a reagire, ed infatti stiamo raccogliendo i frutti di questa crescita».
Lei è l’unica donna che allena una squadra maschile nella categoria, come vive questa situazione? «In modo normale. Loro non mi fanno pesare questa cosa, e poi io non sono proprio una femminuccia, ed alle volte anche a me scappa qualche parola un po’ colorita. Certo, con una squadra femminile le cose sono diverse. Non mi creavo problemi per esempio a dare una pacca sul sedere ad una giocatrice, cosa che ammetto alla prima partita stavo per fare, ma mi sono trattenuta. Oppure ad entrare nello spogliatoio. Ora poi c’è anche più confidenza, abbiamo imparato a conoscerci». Che differenza c’è fra allenare uomini o donne? »Agli uomini puoi dire in faccia quello che pensi. Le donne sono più permalose, e bisogna stare più attenti».
Fabio Fresu
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