La finale tinge di rosa il nuovo ciclo e spegne gli “orfani” di Meo
di MARIO CARTA C'è un ieri, c'è un oggi e il domani è rosa. L’ancora fresco passato sono i primi storici trofei vinti nel segno di Meo Sacchetti, l'attualità sono la prima finale conquistata con...
di MARIO CARTA
C'è un ieri, c'è un oggi e il domani è rosa. L’ancora fresco passato sono i primi storici trofei vinti nel segno di Meo Sacchetti, l'attualità sono la prima finale conquistata con merito (e non era dovuto) dopo la rivoluzione post-triplete e una squadra competitiva su tutti i fronti, cvd, con la firma di Federico Pasquini. E il domani sarà ancora Dinamo.
Niente male, cominciare il "nuovo ciclo", come lo ha battezzato il presidente Stefano Sardara, così, con una Final Eight di Coppa Italia e il secondo posto nella competizione più importante in Italia dopo il campionato. La sconfitta contro la grande favorita Milano, sulla base di questo ragionamento, conta dunque poco, perché – amarezza a parte – l'importante è stato esserci arrivati, a giocarsela, dopo una prima traballante stagione post sbornia rimessa in piedi da coach Federico Pasquini dopo un radicale ricambio di nomi e cognomi, dopo ulteriori aggiustamenti in corsa che forse (vedi Josh Carter e i futuri playoff), non sono ancora terminati.
E' l'anno del nuovo ciclo che comincia, il 2017, è questo il refrain da inizio stagione e lo è stato specialmente quando le cose andavano male, ma è anche l'anno post saluto di Meo Sacchetti, che dopo due Coppe Italia, una Supercoppa italiana e uno Scudetto aveva fatto di tanti, tantissimi tifosi della Dinamo una rara specie di "orfanelli".
La finalissima della Final Eight ha ribadito dunque anche che una Dinamo che un "padre" lo ha, e lo ha sempre avuto. Superato Big Meo, adesso con Federico Pasquini, sempre sotto la gestione del presidente Stefano Sardara e nel nome della Dinamo società, padre e anche tanto madre di una filosofia che si traduce in una pratica, vincente concretezza. Al primo anno del suo primo corso la Dinamo alla finale della Final Eight non c’era arrivata. Questa volta, la prima volta del nuovo ciclo, lo ha fatto con autorità e autorevolezza, giocandosi il trofeo fino a un minuto dalla fine. Senza più “orfani” né nostalgie. Si cresce, cresce la Dinamo che a Rimini ha confermato la sua linearità. Una linearità che parte da Sacchetti, al quale si devono i primi successi e dal quale è nata la consapevolezza del “si può”, che continua oggi con Pasquini che prima come giemme e ora come coach ha spiegato che “si può” continuare, e continuerà con la società che questo lo chiama nuovo corso ma non ha mai cambiato strada. Una strada costruita da tutti i genitori, tutti insieme.
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