Tre sberle di Romero affossano l’Olbia
Quarta sconfitta di fila per i galluresi, messi sotto dal Piacenza con azioni fotocopia. Marino conferma mister Mignani
OLBIA. Sconfitta prima ancora di giocare. L’Olbia perde contro il Piacenza - quarta sconfitta di fila - appena pubblicate le formazioni. Mignani, per i galluresi, fa quello che non doveva fare e quello che Franzini, per i piacentini, invece voleva alla grande. L’Olbia con la difesa dei piccoli, il Piacenza con un attacco di giganti. E infatti, in poco più di venti minuti, il Piacenza, con tre azioni fotocopia, va a segno altrettante volte. Cross dalla destra, e gol di Romero, svettante fra le maglie bianche impotenti: al 2’ di testa, al 14’ di piede, al 22’ di testa. «Abbiamo fatto quello che avevamo preparato: sapevamo di superare l’Olbia in centimetri, abbiamo sfruttato questo vantaggio» dirà Franzini alla fine della partita. Scelte che però non costano la panchina a Mignani.
«Stiamo attraversando un periodo difficile, ma siamo consapevoli di avere al nostro interno le qualità e le forze per uscirne - ha dettato il presidente dell’Olbia Alessandro Marino -. Il trend di sconfitte dice che qualcosa dovrà essere cambiato, ma anche che la squadra è viva e reattiva. Abbiamo concesso tre regali al Piacenza, ma il fatto che il loro portiere sia stato tra i migliori in campo sta a significare che la squadra ha provato in tutti i modi a raddrizzare la gara. Fare drammi non serve. Ho piena fiducia nel mister, nello staff e nei giocatori e mi prendo per primo le responsabilità di questo momento».
Qualcosa cambierà. Quel qualcosa che doveva cambiare ieri. Sotto di tre gol - dopo aver preso solo un palo con Geroni al 10’ - l’Olbia era già spacciata per le sue strutturali debolezze. E sono queste che il suo allenatore non ha saputo risolvere. Non ha messo dentro, almeno dopo il 2-0 per gli avversari, un centrale difensivo alto. Ne aveva due: Quaranta e Iotti, giocatori giovani e alti (1,90). E non ha dato una scossa all’attacco, composto (incredibilmente) da Kouko e Ogunseye: due che lottano, ma che segnano poco. Aveva anche in questo caso due opzioni, Mignani: Ragatzu, sorprendentemente non titolare, e Capello, capocannoniere della squadra con 8 gol, stranamente pure lui panchinaro.
Azzardare un cambio o anche due sul 3-0, alla mezzora del primo tempo, sarebbe stato inconsueto, ma avrebbe avuto forse il pregio di riportare l’Olbia in vita da subito. Perché questo è successo all’inizio della ripresa: l’Olbia, con il solo Ragatzu al posto di Geroni, ha cambiato faccia. Ha costruito azioni una dietro l’altra. Al 1’ st, trama sulla sinistra Ragatzu-Cossu, cross di quest’ultimo, Kouko conclude fuori di poco; nello stesso giro di orologio, arriva anche il tiro di Ragatzu. Poi, una raffica di occasioni in due minuti, fra il 15’ e il 18’ st. Tiro di Ragatzu, super deviazione del portiere Miori. Invenzione di Piredda: ha un muro davanti, lo scavalca con una paio di giocate, conclude, altra eccezionale deviazione di Miori. Ancora Ragatzu al tiro, ancora uno strepitoso intervento del portiere piacentino. Cossu va alla conclusione, fuori di poco. Ennesimo numero di Ragatzu sulla sinistra, cross perfetto per Kouko, sforbiciata e palla a lato di un soffio. Un assedio.
Poco prima della mezzora, è arrivato il gol della speranza per i bianchi, con un colpo di testa di Pisano. E, poco dopo, il Piacenza è pure rimasto in dieci. Crederci era doveroso. E lo sarebbe stato ancora di più se, al 34’ st, dopo l’ennesima giocata di Ragatzu, Capello non avesse sparato alto, da pochi passi. Un brutto errore che - a parte un’altra parata da campione di Miori su Benedicic - al 36’st - ha cancellato le chance di rimonta dell’Olbia, ora solo tre punti sopra la zona playout.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
