Rugby, orgoglio azzurro poi l’Inghilterra dilaga
Sei Nazioni: a Londra l’Italia fa catenaccio e chiude in vantaggio il primo tempo Ma alla fine è 36-15 per i padroni di casa. Parisse: «Noi in bicicletta, loro in moto»
LONDRA. Un tempo tutto azzurro a Twickenham non basta a invertire la rotta del Sei Nazioni per l'Italia del rugby. Alla fine la nazionale guidata da Conor ÒShea torna a casa con la terza sconfitta su tre, 36 a 15 da un'Inghilterra dal tasso tecnico evidentemente superiore, e con le ossa meno rotte delle prime due uscite. Questo dicono un punteggio senza la temuta valanga di punti inglesi, la conduzione di gara dei primi 40' chiusi addirittura in vantaggio, e le due mete conquistate nel tempio della palla ovale. Chissà se basterà agli osservatori di Londra per cambiare idea sulla retrocessione dell'Italia dal Sei Nazioni. Per il ct degli azzurri, l’irlandese ÒShea, «possiamo perdere perché l'avversario è più forte, non perché alziamo bandiera bianca».
L'andamento del match – Italia in pressione sull'avversario e con possesso palla finale pari, primo tempo in vantaggio, ottima difesa azzurra per 60' – deriva da un accorgimento tattico che ha retto un tempo, con Gori o altri azzurri a dar fastidio dietro la linea di placcaggio senza toccare l'avversario. «Non è stato antigioco, ma un modo di difendere dentro le regole», le parole del capitano Parisse, costretto ad ammettere che tra le due nazionali il livello è impari: «Noi andiamo in bicicletta, loro in moto». Con Gega al posto di posto di Ghiraldini infortunatosi all'ultimo, l'Italia parte forte; difende con l'espediente tattico e impedisce all'Inghilterra di ripartire e spinge fino alla linea di meta la sua offensiva. Dopo 5' Allan sbaglia il piazzato e Parisse dice ai suoi di giocare alla mano rinunciando a una chance di calciare tra i pali: «Tanto non vinciamo per questi tre punti», dice nel microfono dell'arbitro. Sfrontatezza cui risponde al 23' l'Inghilterra trascinando Cole in meta con tutta la mischia, dopo che Allan aveva sbagliato di nuovo un calcio. Dieci minuti dopo però l'apertura azzurra azzecca il drop e accorcia. Sembra una maledizione quando al 40' il suo terzo calcio rimbalza sul palo, ma la respinta è presa al volo da Venditti che deposita oltre la linea. Stavolta Allan trasforma, si va nello spogliatoio 10-5 per l'Italia. Al rientro, il break inglese però è terribile. Tre minuti e Care deposita in meta, altri 3’ e si ripete Daly. È sorpasso, 17-10. Il calo mentale che l'Italia ha sfoderato nei due precedenti incontri stavolta tarda, gli azzurri si riavvicinano con una meta di Campagnaro allo scoccare dell'ora e Allan fallisce ancora trasformazione a aggancio. Dal 17-15, l'Italia cede. Prima Nowell (29'), poi Tèo (33'), ancora Nowell (39') infilano per tre volte in pochi minuti la linea azzurra correndo fino a meta. Per un 36-15 che è il verdetto finale.
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