Internet e sviluppo, ecco il nuovo corso del volley sassarese
Il nuovo presidente provinciale Giusy Piredda si presenta «Dobbiamo lavorare tanto sul maschile e sulla formazione»
SASSARI. Federvolley di Sassari, si riparte. Dopo sedici anni la gestione del comitato territoriale, che si occupa anche della Gallura, passa di mano, da Ivana Cicu a Giusy Piredda, dopo le elezioni di poche settimane fa.
Sassarese, classe 1975, Giusy Piredda si è avvicinata alla pallavolo all'età di 13 anni come atleta, poi si è trasferita a Pisa per motivi di studio, e lì è diventata allenatrice e poi consigliere del comitato provinciale, esperienza che ha ripetuto al suo ritorno a Sassari, per due mandati.
«Era una mia aspirazione da tempo - racconta Giusy Piredda - già 4 anni fa, alla scadenza del mio primo mandato da consigliere, sentivo l'esigenza di proporre delle cose nuove, e stavolta ho deciso di mettermi in gioco».
Ha vinto con soli due voti di scarto, cosa significa?
«Molto secondo me è stato legato alla paura del cambiamento, ma penso che la novità sia positiva per tutti. Il programma è stato apprezzato, e già dall'indomani delle elezioni sia io che i nuovi consiglieri abbiamo avuto molti riscontri positivi. Sinceramente non vedo un movimento spaccato a metà, perché, sia pure con qualche differenza, il mio programma e quello di Ivana Cisu puntavano comunque allo sviluppo dell'attività».
Com'è la situazione della pallavolo nel Nord Sardegna?
«Abbiamo perso diversi numeri, scendendo sotto le 35 società. Penso che sia un problema legato alla difficile situazione economica. L'obiettivo è recuperare le società che si sono allontanate, ed entrare in territori dove non siamo presenti. Lavorando in particolare sul settore maschile dove i numeri sono molto bassi. Abbiamo anche molte problematiche legate alle palestre, sia per allenarsi che per giocare le gare. Di positivo c'è il fatto che il nuovo comitato è formato da persone che vengono dai campi di gioco, e hanno tutte una lunga esperienza».
Cosa rimane dalla vecchia gestione e cosa va cambiato?
«Quanto di buono fatto finora rimarrà. C'è una struttura funzionante da sfruttare, e un anno sportivo avviato da chiudere. Cercheremo di venire incontro alle richieste delle società, e vogliamo essere presenti con vari incontri anche nel Logudoro ed in Gallura. L'idea della sede staccata di Olbia nasce proprio dalle esigenze manifestate. Dobbiamo convincere tutti i nostri tesserati che questo comitato è prima di tutto la loro casa».
Le prime tre cose da fare?
«Un sistema informatizzato di raccolta dei risultati, una migliore organizzazione dei campionati per spalmarli sulla stagione agonistica, e lavorare sulla preparazione di tecnici e arbitri con molti corsi di formazione».
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