La Nuova Sardegna

Sport

la polemica

Peppone Salaris dopo l’esonero: «Decisione che fatico a capire»

 Peppone Salaris dopo l’esonero: «Decisione che fatico a capire»

USINI. Peppone Salaris non si aspettava di certo l’esonero. Una botta che ha colto tutti di sorpresa. Negli ultimi tempi i risultati non erano quelli auspicabili, ma c’è da dire che tra squalifiche e...

2 MINUTI DI LETTURA





USINI. Peppone Salaris non si aspettava di certo l’esonero. Una botta che ha colto tutti di sorpresa. Negli ultimi tempi i risultati non erano quelli auspicabili, ma c’è da dire che tra squalifiche e infortuni difficilmente l’ormai ex mister dell’Usinese è riuscito a schierare la formazione ottimale.

Come ha accolto la decisione della dirigenza?

«Sicuramente non con piacere, a questo punto del campionato mai me la sarei aspettata e fatico a capirla. Ma l'accetto con molta serenità, consapevole di aver lavorato con serietà ed impegno per la squadra e la società».

Dopo la promozione sfiorata non vi siete ripetuti, perché?

«Bisogna andare indietro nel tempo per trovare le cause. Penso che siano stati fatti degli errori a luglio. Con i miei ragazzi siamo riusciti a creare un bel giocattolo e sono certo che a Usini stava nascendo il miglior progetto, con tanti validi giovani della zona. Purtroppo le mie richieste sulla riconferma dell'intero gruppo con i vari Michele Cossu, Robertino Sias e Simone Scotto non sono state soddisfatte, perché purtroppo nel calcio spesso accadono cose che esulano dalle doti tecniche di un giocatore. In sostanza, se non sta simpatico a un dirigente è meglio mandarlo via, cosa che disapprovo a priori. E può accadere che gli sponsor influenzino le scelte dell'allenatore. Sono arrivati giocatori che non ho proposto io e mi sono dovuto adeguare. L'unico fortemente voluto personalmente è stato Gianni Piredda. La società era convinta di aver allestito uno squadrone, ma nel calcio non si vince senza un progetto e una programmazione curati, suffragata da tanto lavoro e sudore».

Qualche sassolino?

«No, assolutamente. Ringrazio i ragazzi con i quali ho lavorato in questi due anni, e la società. Ci tenevo tantissimo a portare la squadra del mio paese, dove ho mosso i primi passi della mia carriera, in Eccellenza. Un obiettivo al quale tenevo tantissimo e questo mi rammarica, non ci sono riuscito: pazienza. Purtroppo vige il detto "nessuno è profeta in patria". Quello che mi gratifica comunque sono gli attestati di stima ricevuti da tantissimi giocatori e tifosi e da tanti esperti colleghi che continuano a ripetermi che la mia squadra giocava il miglior calcio della Promozione». (f.c.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative