E’ Maria Elena Dessì la «primadonna» del pallone sardo
Novità assoluta nel comitato regionale della Federcalcio «Noi in questo mondo rappresentiamo un valore aggiunto»
ORISTANO. Ha sentito parlare di calcio da quando era in fasce. È’ cresciuta a... pane e pallone. Suo padre Francesco è stato per una vita dirigente del Tonara. Maria Elena Dessì è la prima donna eletta nel Comitato regionale della Figc. Un impegno che ha deciso di affrontare con passione, pronta a dare il proprio contributo di idee per la crescita del movimento. «Quando ho ricevuto la telefonata di Gianni Cadoni, candidato alla presidenza - spiega Maria Elena - che mi ha chiesto la disponibilità, non ho detto sì a scatola chiusa. Ho voluto conoscere nei dettagli il progetto, mi è piaciuto e ho accettato. Dopo l’elezione ho chiesto di potermi occupare degli aspetti fiscali delle società. Sono stata accontentata».
Ci racconta come è nata la passione per il calcio?
«Mio padre è socio fondatore del Tonara, di cui è stato anche presidente. Da bambina, insieme a mia madre, mio fratello e le mie due sorelle, ci caricava in macchina e ci portava con lui a vedere le partite».
Quali sono i suoi ricordi?
«Il pranzo al sacco e la merenda alla fine della partita. Era bellissimo farlo tutti insieme. Era un calcio diverso, mi piace definirlo dei poveri. Era una festa sempre, anche quando si perdeva. Allora i giocatori tenevano davvero alla maglia che indossavano. Ora secondo me girano troppi soldi e non solo nelle categorie più importanti. L’aspetto economico è rilevante, la passione non è più al primo posto. Adesso se vuoi vincere devi spendere. Trent’anni fa si vinceva facendo sacrifici».
Lei come suo padre presidente del Tonara. Come ha fatto a farsi accettare?
«È’ stato mio fratello Massimiliano ad inserirmi nel direttivo della società. Mi occupavo della parte burocratica. Ho fatto tutta la trafila fino alla presidenza. Mi piace dire che non sono arrivata impreparata perchè di calcio ne ho masticato tanto. Mi piace ricordare che abbiamo ottenuto la promozione in Eccellenza. Il Tonara è una famiglia».
Lei che sport ha praticato?
«Le dico subito che non ho mai giocato a calcio. In paese era uno sport per maschietti e noi femminucce dovevamo guardare. Ho frequentato la palestra e mi sono cimentata con le arti marziali. Del calcio ho sempre apprezzato l’aspetto sociale».
Una donna in un mondo di uomini, ha notato diffidenza nei suoi confronti?
«No, anche perchè sono tante le donne dirigenti nelle società. La mia esperienza è stata positiva e nessuno mi ha fatto sentire fuori luogo. Anzi, la mia elezione a presidente del Tonara è stata voluta da tutti i dirigenti e ho potuto confrontarmi alla pari con chiunque. Le donne nel calcio rappresentano un valore aggiunto. Hanno una grande forza mentale e sotto l’aspetto organizzativo sono perfette. Le dico solo che a Tonara ora sono quattro le signore nella dirigenza, ma ce ne sono altre in Eccellenza e anche in Promozione».
Il calcio femminile vive un momento di crisi in Sardegna, avete delle idee?
«È un settore che va seguito e rilanciato. Sono sincera, non avevo mai visto una partita tra donne. Sono stata invitata da Luca Caschili, il consigliere preposto, a un’iniziativa che si è svolta nel nostro Centro federale di Sa Rodia e sono rimasta favorevolmente colpita. È un calcio diverso da quello maschile ma ho notato che c’è tanta passione, quella che serve per far crescere il movimento».
Lei è anche il Delegato per Nuoro?
«Sì, dopo le dimissioni dei dirigenti bisognava trovare una soluzione temporanea. Spero che si risolva tutto in tempi rapidi, io sono pronta a dare il mio contributo».
Vi siete insediati e la parola più gettonata è stata rilancio. E le idee sul tappeto?
«Va fatta una campagna territoriale. In tanti paesi sono diminuite le nascite e il calcio risente della concorrenza di altri sport. Bisogna organizzare campionati per bambini a livello territoriale, con distanze minime. La riforma dei campionati non è più prorogabile, così come vanno riviste le regole sui fuori quota. Qualcosa abbiamo già fatto in questa direzione. Anche per quanto riguarda i tornei giovanili è necessario rivedere delle cose. Le società hanno tutte problemi di carattere economico ed è nostro dovere affrontare queste tematiche. Ecco perchè confrontarsi ed essere presenti nel vari territori è fondamentale».
Gli obiettivi?
«Al primo posto mettiamo il dialogo con i club affiliati. La crisi ha messo in ginocchio un po’ tutti e le società sportive non fanno eccezione. Noi vogliamo offrire servizi. Il Comitato regionale deve far sentire la sua vicinanza, essere presente, evitare lo stillicidio delle società. Negli ultimi anni ne sono sparite diverse, vanno recuperate, aiutate a riprendere l’attività. Vanno coinvolti i comuni, i sindaci. Sono socse che già abbiamo cominciato a programmare. Siamo convinti che la strada per ridare linfa al calcio sardo sia questa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
