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«Squalificato per razzismo ma era solo un banale diverbio»

Dopo la squalifica (dieci giornate) per insulti razzisti a un avversario Giancarlo Caravagna racconta la sua verità sui fatti di domenica scorsa: «Sono sconcertato – scrive in una lettera al giornale...

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Dopo la squalifica (dieci giornate) per insulti razzisti a un avversario Giancarlo Caravagna racconta la sua verità sui fatti di domenica scorsa: «Sono sconcertato – scrive in una lettera al giornale – per l'evidenza negativa che è stata data a un episodio a mio avviso normale. In campo vi sono stati screzi tra atleti delle due squadre come accade spesso durante le partite di calcio. Capisco che in questa fase risulti notizia il fatto che lo scambio verbale sia accaduto con un atleta di colore, ma se il medesimo scambio di epiteti fosse avvenuto tra ragazzi della stessa nazionalità, non avrebbe di certo sortito il ben che minimo interesse da parte della stampa. Chi mi conosce sa bene come io consideri lo sport e il rapporto tra gli atleti che lo praticano, quindi, non ho alcuna difficoltà a considerare l'accaduto assolutamente normale e lontano anni luce da intendimenti razzisti. La mia società (Campanedda, Seconda categoria) ha presentato ricorso perchè ha ritenuto quel provvedimento esagerato, io, aggiungerei anche ingiusto.

Auspico che su questa vicenda resa inopinatamente nebulosa, sia fatta luce quanto prima, questo per l'amore che merita lo sport e gli atleti tutti, quale sia l'estrazione culturale, sociale e morale».

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