Olbia, sei sfide contro le rivali dirette per mantenere la C
La sconfitta di Alessandria conferma gli errori di mercato Ma lascia ai bianchi buone chance per restare in Lega Pro
OLBIA. La salvezza dell’Olbia è possibile, nonostante le sette sconfitte di fila e a dispetto di settori societari che stanno facendo indignare i tifosi come mai prima nella storia.
L’Olbia questo traguardo lo conquisterà sul campo, ne è convinto il presidente Alessandro Marino, che così si è espresso nei colloqui privati dopo il ko di Alessandria, e dopo essere retrocessa nell’appeal per il mercato di riparazione fatto a gennaio dal direttore sportivo Pierluigi Carta e propagandato in grande stile dall’ufficio stampa e dall’ufficio social, con tanto di conferenza stampa per illustrare le eccellenti doti calcistiche di Ricci, Oguneseye e Benedicic...
Marino prenderà le decisioni al momento opportuno, e lo farà, se non altro per evitare che il suo investimento - triennale - venga compromesso da chi - è l’opinione diffusissima sui social, allo stadio, nei luoghi pubblici - con Olbia, intesa come città, ha un rapporto difficile.
Per ora, tutti difesi. Così impone la ragion di Stato. Prima di tutto, c’è infatti da conquistare a salvezza, l’obbiettivo principale per una squadra, l’Olbia, che è una matricola, che è stata costruita all’ultimo momento dopo il ripescaggio e che ha una delle età medie più basse della serie C.
La sconfitta di Alessandria per 2-1, subita dopo essere passata in vantaggio con una prodezza di Ragatzu, lascia un sapore agrodolce. Da una parte, i soliti errori difensivi; dall’altra, una prestazione comunque positiva, tosta.
I gol incassati pesano, e molto, sulle spalle del portiere Ricci, uno dei rinforzi di gennaio. Il primo soprattutto: si è fatto sorprendere da una posizione dal vertice, sbagliando i tempi dell’uscita, proprio come aveva toppato contro la Cremonese, sempre su punizione. Il secondo gol subito è da imputare a tutta la squadra - incredibilmente sorpresa dal contropiede dell’Alessandria - ma anche all’estremo difensore, non piazzato benissimo.
Si dirà: Ricci non può essere uno scarso; non possono esserlo Benedicic, Iotti, Oguneseye, tutti quelli presi dal direttore sportivo Carta per rinforzare l’Olbia; tutti quelli - come nel caso di Iotti - presentati come fenomeni dall’ufficio apposito dell’Olbia. Ma i tifosi questo pensano, a torto o ragione. E lo dicono, sempre più rumorosamente. Avranno diritto di essere ascoltati?
Ciò che è piaciuto, dell’Olbia, è invece l’atteggiamento e, in alcuni tratti, anche il gioco. I bianchi, contro i grigi, hanno lottato alla pari. Tiribocchi, alla prima su una panchina professionistica, ha cambiato modulo: assente Cossu, ha optato per un 3-5-2 (5-3-2 in fase difensiva) che ha dato maggiore equilibrio all’Olbia contro il 4-4-2 dell’Alessandria. Soprattutto nel primo tempo, i bianchi hanno costruito azioni da pericolose, o da gol, come nel caso di Ragatzu che, prima del gol al 22’, lo aveva sfiorato al 17’ con un gran tiro.
La squadra ha dimostrato di essere viva, reattiva, vogliosa di uscire da un tunnel che, dopo Alessandria, è composto da sette sconfitte di fila. Poi, incassati i due gol, si è un po’ smarrita (Quaranta s’è fatto ammonire due volte, e dunque espellere, in pochi minuti). Ma il segnale principale che arriva da Alessandria - complici le sconfitte delle dirette concorrenti - è che la salvezza è possibile, fattibile. Il vero campionato dell’Olbia - nove partite, di cui sei contro avversarie (Tuttocuoio, Prato, Racing Roma, Carrarese, Pistoiese, Siena) impegnate a salvarsi, anche se solo due di queste ultime al Nespoli - comincia adesso, con ancora - straordinario - due punti in più sui playout nonostante i sette ko consecutivi.
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