«Sono tifosi non teppisti» la Torres difende i suoi fans
Nuovi provvedimenti della Questura di Nuoro contro i supporter rossoblù Salvatore Sechi rompe il silenzio: «Senza il pubblico non può esistere il calcio»
SASSARI. «Attenzione senza i tifosi non ci può essere la Torres». A lanciare l’allarme nel momento più delicato della stagione (con i sassaresi impegnati nella corsa salvezza) è Salvatore Sechi, primo sponsor del club rossoblù. Il messaggio non è casuale e arriva al’indomani di un provvedimento che la questura di Nuoro ha notificato a due supporter che avevano seguito la squadra nella trasferta di San Teodoro. «Ho l’impressione – spiega Sechi – che la nostra tifoseria dia fastidio perchè, come scrive la questura “organizzata e numerosa”. Ma essere in tanti e appassionati non può essere una colpa».In attesa di capire in che cosa si tradurranno i provvedimenti della Questura l’uscita di Sechi è l’occasione per fare il punto sulla tifoseria e sul tentativo di salvataggio della società rossoblù.
A chi danno fastidio i tifosi della Torres?
«Comincio a pensare che ci sia del pregiudizio nei confronti dei supporter rossoblù. Mi ha sorpreso il fatto che la Questura di Nuoro abbia vietato le trasferte a San Teodoro e a Lanusei e mi hanno sorpreso anche i cinque Daspo emessi dopo la partita con la Nuorese. Io quel giorno era a Nuoro, seduto a fianco al sindaco di quella città, e posso assicurare che non è successo nulla. La tifoseria ha applaudito la squadra nonostante la sconfitta e io ho ricevuto i complimenti proprio per la presenza numerosa e caldissima, ma corretta, dei nostri tifosi».
I motivi dei Daspo?
«I tifosi sono stati accusati di aver danneggiato una rete di protezione e di aver acceso due fumogeni. Parliamo di un danno irrisorio».
Anche a San Teodoro non è successo nulla, eppure...
«A San Teodoro è stato vietato l’accesso allo stadio ai residenti nella provincia di Sassari ma una centinaio di nostri tifosi ha comunque seguito la squadra e ha fatto sentire il suo sostegno rimanendo fuori dallo stadio. Anche in questo caso non ci sono stati incidenti nè prima nè dopo la partita. Ma anche in questo caso nei provvedimenti della Questura si parla due fumogeni accesi in uno spiazzo in prossimità dello stadio. Senza estrare nel merito delle decisioni delle forze dell’ordine mi sembra di poter dire che si tratta di un’esagerazione. Così si esasperano gli animi e si mette in difficoltà anche la società».
Lei è stato un tifoso e, per alcuni anni, responsabile della sicurezza in uno dei periodi più belli della Torres. Come sono cambiate le cose?
«Io sono contrario a ogni forma di violenza e credo nel rispetto delle regole. Però qui si sta andando oltre. E allora voglio chiarire subito che i tifosi della Torres non sono teppisti ma persone per bene accomunate dalla passione per i colori rossoblù».
Ha detto più volte che senza i tifosi non avrebbe senso il tentativo di salvare la società.
«L’ho detto e lo ripeto. I tifosi sono fondamentali per qualsiasi società sportiva e lo sono ancora di più per la Torres. Sono stati i tifosi a quotarsi quando si è fatto concreto il rischio di non poter fare le trasferte e sono stati loro a darci la forza per ripartire. Non so se riusciremo nell’impresa ma so per certo che la squadra non può prescindere dal suo pubblico. Sono una sola cosa e non moda del momento. Una tradizione che ha più di 100 anni».
Se le cose vanno avanti così la squadra rischia di fare i playout a porte chiuse...
«Credo che sia una follia. L’anno scorso abbiamo giocato la finale dei playoff in casa contro l’Olbia e abbiamo ospitato un centinaio di tifosi galluresi accompagnati dal sindaco. Hanno fatto festa ed è giusto che sia stato così. Mi auguro lo possano fare i nostri tifosi quest’anno».
Antonio Ledà
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

