Con un nuovo cuore l’atletica sassarese sogna la rinascita
Il presidente della Fidal Sebastiano Sanna è ottimista «Il restyling della pista del “Siddi” darà impulso alle società»
SASSARI. Il cuore pulsante dello Stadio dei Pini “Tonino Siddi” è stato riattivato, ora l'atletica sassarese può riprendere a correre. La pista chiusa dai primi di giugno è stata rifatta con materiali nuovi, ma è costato nove mesi di chiusura che hanno messo a dura prova il movimento. Ma Sebastiano Sanna, classe '63, fresco presidente della Fidal provinciale, è ottimista.
Come fu accolta la notizia della chiusura per lavori?
«Come una cosa necessaria – dice Sanna – . Negli ultimi 4-5 anni non c'era chi non si rendesse conto che la pista non aveva più le prestazioni adeguate, la parte elastica si era cristallizzata perdendo le qualità adatte alle performance. Certo si sperava che fosse una chiusura di breve durata: togliendo i tempi morti, si sarebbe forse potuto fare tutto in 3-4 mesi. Interruzioni legate all'assestamento dei materiali e alle verifiche tecniche hanno allungato i tempi».
Nel frattempo?
«Di certo la dozzina di società che ruotano attorno allo stadio hanno accusato un calo di fidelizzazione. Ora però può esserci un nuovo slancio, anche se ci sarebbe da rifare il look al resto della struttura: pistino, spogliatoi, tribune».
Cosa vi attendete ora?
«Che molti si rinnamorino dell'atletica e tornino allo stadio, anche in concomitanza con la bella stagione in arrivo. Ma certo – afferma Sanna – c’è da fare i conti con vari fattori come il calo delle vocazioni».
Perché scegliere l’atletica?
«Chiaro che gli sport individuali sono più “socializzanti”. L'atletica in questo senso è come il nuoto, ti mette di fronte alle tue responsabilità. E sotto questo profilo è più formativa. Posto che in pedana e in pista si creano comunque amicizie e legami. E poi è uno degli sport meno costosi. Chiaro che ora la spending review del Comune ci costringe a chiedere qualcosa di più alle società che lo utilizzano. Ma si parla di 3-4 euro al mese in più a persona, non di cifre inarrivabili. Così le società chiederanno a loro volta 6-8 euro, che sono comunque molto al di sotto di quanto si paga in palestra o piscina. Sotto questo aspetto siamo un sport democratico.
Il punto sul movimento?
«Ci sono discipline che sono più attrattive – dice Sanna – , le corse molto più dei concorsi (salti, lanci ndc), dove soffriamo un po' e c'è meno talento, così come nelle discipline tecniche come gli ostacoli: sono specialità difficili nelle quali occorre più applicazione per imparare i movimenti e questo va contro la mentalità generale. E poi c'è un vero boom nelle corse su strada».
Non ci sono più i grandi campioni a fare da traino.
«C'è poco ricambio, specie nei concorsi, ma speriamo in un nuovo slancio e che le società riescano a fare proselitismo. Vorremmo rendere lo stadio disponibile agli studenti: essendo nato come campo scuola è nostro dovere istituzionale e il Comune piacevolmente ci costringe a questo. Certo c'è un problema logistico, difficile portare qui i ragazzi, anche se diversi istituti sono relativamente vicini».
Ci sarà inaugurazione ufficiale?
«Pensiamo di farla in un'occasione importante, come un campionato regionale. Individueremo la data esatta».
C’è nostalgia dei grandi meeting, come il Terra Sarda.
«Un tempo esisteva il contributo delle istituzioni, mentre ora mancano i fondi anche per le società e la mancanza di finanziamenti rende difficile l'organizzazione. Certo, sarebbe bello e saremmo contenti se qualcuno avesse i mezzi per farlo».
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