Povera Olbia, è un’agonia prolungata
I bianchi cedono anche alla Viterbese che fa sua la gara nel finale, inutile il gol di Kouko. Si materializza l’incubo playout
OLBIA. Poca cattiveria dei giocatori, sfortuna in campo e fuori, calciomercato sbagliato, arbitri contro, dirigenza da rifondare. C'è un po' di tutto nella lunga, infinita crisi dell'Olbia, uscita ieri sconfitta dal Nespoli contro la Viterbese (diciottesimo ko) e sotto un diluvio di fischi degli ultrà. C'è soprattutto un campionato in cui l'Olbia sembrava dovesse lottare per la serie B, e forse era solo un abbaglio, e in cui invece ora deve combattere per restare in serie C, e questo è un reale incubo sportivo. Combattere senza molte energie, senza molte idee, senza una guida forte, e per giunta avendo contro molte cose: dalla sfortuna (ieri assenti Ragatzu e Piredda per infortunio; anche se i tifosi sospettano che siano stati puniti dalla società per i loro comportamenti...) agli arbitri (ieri almeno due rigori non concessi per falli su Capello e Senesi) per finire con le avversarie dirette che fanno punti (la Carrarese uno a Como, la Lupa Roma uno addirittura a Livorno).
Eppure, tirata fuori la testa dal pozzo buio in cui è piombata, ecco la sorpresa per l’Olbia: niente è ancora perduto, la salvezza senza spareggi è possibile, ora ci sono due trasferte che valgono come finali e che saranno giocate con Andrea Cossu (ha scontato le quattro giornate di squalifica), con (si spera) Piredda e Ragatzu (i due che fanno la differenza) e con un Alessio Murgia in più (entrato nella ripresa, ha cambiato la partita, portando l'Olbia al pari).
Nonostante tutto, l'Olbia non deve e non può arrendersi. Ma dovrà, recuperi dei big a parte, essere un'altra squadra. Dovrà avere coraggio, forza, voglia di spaccare il mondo. Non tutti i giocatori hanno queste caratteristiche. Contro la Viterbese, Pinna ha dimostrato di crederci dal primo all'ultimo minuto: un bell’esempio. E' questo un campionato, per come si sono messe le cose, in cui non basta più svolgere con diligenza il compitino. Serve di più, molto di più. Su ogni pallone bisogna avventarsi con rabbia agonistica.
Non è stata un’Olbia con queste caratteristiche quella vista all'opera al Nespoli. Nel primo tempo, eccezion fatta per un colpo di testa di Kouko sullo 0-0 e un tiro di Benedicic dopo l'1-0 della Viterbese, poco o nulla. Solo l'ennesima dimostrazione di debolezza della difesa, punita da Neglia con un tiro a effetto dentro l'area di rigore bianca, minuto 28'.
Nella ripresa, qualcosa di più l'Olbia l'ha fatta. Tanto che, proprio per via dell'ingresso di Murgia, è riuscita a pareggiare: ottimo l'assist del trequartista, bravo Kouko a realizzare, minuto 19'. Solo che in questo caso, poi, è entrato in campo quel mix tra sfortuna e decisioni contrarie che fa venire brutti pensieri. Il portiere della Viterbese ha fatto due super parate (su Muroni al 1' e su Pisano al 17'); l'arbitro non ha concesso due rigori (uno su Capello, l'altro su Senesi); la traversa ha detto di no a un colpo di testa di Capello a colpo sicuro. Sarebbe stata la rete del vantaggio. Invece la traversa ha aiutato la Viterbese: preso il legno, la palla è finita sui piedi di Celiento che, al 39', ha segnato per i laziali il gol della vittoria, salutata dall'ex Puccica come se avesse vinto i mondiali...
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